A Napoli apre “Terzo Tempo”: il primo bar scolastico gestito da ragazzi con disabilità

L'iniziativa del "Nitti" con la Bottega dei Semplici Pensieri

di Fabio Iuorio

Il 19 maggio, alle 11:00, nell’atrio dell’Istituto di Istruzione Superiore “Francesco Saverio Nitti” di Fuorigrotta a Napoli, aprirà i battenti Terzo Tempo“, il primo bar all’interno di una scuola pubblica italiana interamente gestito da persone con disabilità.

Non un tirocinio sorvegliato con il sorriso rassicurante dell’educatore accanto ma un bar vero, con lavoratori veri, contratto in mano e stipendio a fine mese.

In Italia siamo abituati a vedere ragazzi con sindrome di Down o con lievi deficit cognitivi protagonisti di progetti meritevoli ma spesso protetti da una campana di vetro: laboratori, cooperative, percorsi formativi. Tutto necessario, ma raramente la storia finisce con un turno di lavoro ordinario in un posto ordinario. Terzo Tempo spezza questo schema, e lo fa nel contesto più potente che si potesse scegliere: una scuola pubblica, frequentata ogni giorno da centinaia di ragazzi che quella normalità la respireranno senza rifletterci su, quasi per osmosi. Il che, a pensarci bene, è proprio il punto.

Dietro a questo progetto ci sono dodici anni di lavoro della “Bottega dei Semplici Pensieri”, Associazione di Quarto, in provincia di Napoli, guidata da Mariolina Trapanese, che lo scorso anno si è vista consegnare l’onorificenza di Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana. Un riconoscimento che sa di strada percorsa con i piedi per terra: prima il Kè Bar di Pozzuoli, poi lo street bar itinerante “Brindisi Solidale”, adesso questo terzo capitolo, il più coraggioso.

I nostri ragazzi non saranno lì come simbolo, ma come baristi“, ha dichiarato la presidente Trapanese. Una frase quasi secca, eppure capace di contenere tutto. Il nome scelto non è decorativo. Nel rugby, il terzo tempo è quel momento dopo il fischio finale in cui le due squadre si siedono allo stesso tavolo, le tensioni evaporano e resta solo la voglia di stare insieme. È l’immagine di una comunità che abbatte le distanze non con un convegno, ma con un caffè condiviso.

I ragazzi che lavoreranno al bancone del Nitti sono stati formati dalla Bottega e sono assunti dalla Cooperativa Sociale La Quercia Rossa, nell’ambito di un protocollo d’intesa che coinvolge anche la Città Metropolitana di Napoli e la Fondazione Prosolidar – ETS. Una rete costruita pezzo per pezzo, che in questo Paese non è mai cosa scontata.

E poi c’è la scuola, e non è un dettaglio secondario. Scegliere un istituto superiore come sede significa mettere l’inclusione davanti agli occhi di centinaia di studenti ogni mattina, farla diventare paesaggio, abitudine, normalità vissuta e non solo predicata. Un ragazzo di sedici anni che ogni giorno ordina il caffè a un coetaneo con la sindrome di Down porta con sé, senza saperlo, una mappa del mondo più larga. È un’educazione che non si fa su un libro, ma su un bancone.

Napoli, città che conosce meglio di tante altre il peso dei pregiudizi e la fatica di raccontarsi in modo diverso dagli stereotipi che la inseguono, scrive oggi una storia che vale la pena leggere fino in fondo. “Terzo Tempo” non è un bar. È la dimostrazione concreta che l’autonomia non è un’utopia da inseguire, ma un diritto che si conquista giorno per giorno, un turno alla volta, un caffè alla volta.

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