Antonio Juliano, stand-up comedian, si racconta in occasione del nostro podcast “Stasera Che Sera” su Radio Star 2000. Ospite della quinta puntata della seconda stagione, ha parlato ai microfoni di Nello Cassese e Maurizio Viviani (QUI LA PUNTATA INTEGRALE).
“Durante i miei spettacoli nascono tante situazioni strane – rivela – una volta, ad esempio, durante una serata all’Ambasciata uno spettatore mi rivelò di avere un negozio di BDSM. Oppure, quando tra il mio pubblico spuntarono una ragazza e il suo ex di anni prima. Ancora, durante uno spettacolo ci fu un momento esilarante perchè una ragazza prese a ridere in una maniera totalmente strana e comica. Prima ero molto più incauto nel pubblicare questi spezzoni e ho rischiato due denunce, ora invece proteggo meglio la privacy dei miei spettatori, anzi a volte mi contattano loro e mi chiedono quando carico i loro video“.
“Credo che Napoli si sia accanita troppo contro Siani, forse sono l’unico che lo difende – afferma – Alessandro Siani ha fatto la storia a Napoli in termini di comicità, sfido chiunque ad avere uno spettacolo vecchio di venti anni in cui i bambini sanno le battute a memoria. L’ho visto sul palco ed ha dei tempi comici assurdi. Può non piacere ma è indubbio il suo valore“.
“Se dovessi inventare al momento un siparietto comico – aggiunge – immaginerei un concerto a Piazza del Plebiscito tra 50 Cent e Gigi D’Alessio con quest’ultimo che canta in americano“.
“Non è una mia priorità pensare al fatto che faccia stare bene persone che vengono da me e che magari vivono un momento difficile ma questo è una conseguenza – conclude – Non lo capisci subito ma dopo tanti messaggi ti rendi conto che è bello e che è anche una responsabilità. I social, però, hanno portato le persone ad affrontare le cose in maniera troppo veloce. Pensiamo, ad esempio, alla notizia di una bimba morta. Scrolli e ti esce un video comico e la tragedia della bambina l’hai già dimenticata. Io penso che però si possa dire tutto se il comico usa le parole giuste. Il politically correct, la censura, è un limite che si autoinfligge l’artista. Per esempio, i politici sembrano più comici dei comici. E’ difficile scimmiottarli ad oggi“.