Il Diritto a portata di manoAssegno di mantenimento: il partner può fingere l’indigenza?

Carolina Cassese Carolina Cassese9 Maggio 20212 min

In tempo di crisi economica sono in aumento i casi di alcuni mariti che, pur di non pagare l’assegno di mantenimento dovuto all’ex coniuge e ai figli, si fingono poveri, ovvero nullatenenti. Come fanno a provare la propria indigenza economica? Affermando negli atti di causa della separazione o del divorzio di non avere disponibilità economiche sufficienti. Tuttavia, i giudici si sono stancati di questo fenomeno. Difatti, la Cassazione in una recente pronuncia ha statuito che tale comportamento  costituisce “dissimulazione delle proprie reali condizioni economiche” e determina una condanna per “responsabilità processuale aggravata”, ovvero per “lite temeraria“.

Questo rimedio è previsto dalla legge per impedire che nel corso del giudizio vengano dette o allegate bugie. Infatti, chi viene condannato per lite temeraria è costretto a pagare di più rispetto alle normali spese processuali dovute alla ex moglie nel caso in cui risulti parte vittoriosa al processo. La condanna per lite temeraria, secondo i giudici della Suprema Corte, è una vera e propria multa che si applica quando c’è la malafede, ovvero “l’omessa deduzione di circostanze fattuali dirimenti ai fini della corretta ricostruzione della vicenda controversa“. Quindi, si rischia di ricevere tale multa quando si mente sulle proprie possibilità patrimoniali e capacità reddituali. Queste ultime devono essere obbligatoriamente dichiarate all’inizio della causa di separazione o di divorzio, ma se qualcuno, nel tentativo di eliminare o ridurre l’entità dell’assegno da versare, dichiara di possedere insufficienti capacità economiche, i tempi del giudizio si allungano, poiché sorge la necessità di ricostruire le reali disponibilità, anche con il supporto  della polizia tributaria.

La sanzione per responsabilità aggravata genera anche il risarcimento dei danni nei confronti della ex moglie, la quale nel corso del giudizio ha dovuto sostenere spese ed energie  maggiori di quanto sarebbe stato necessario se il marito avesse assunto un comportamento leale, dichiarando i suoi veri redditi e il loro ammontare. Nel caso sottoposto al giudizio degli Ermellini, la sanzione è stata pesante perché l’ex marito pur di non versare il mantenimento, aveva dichiarato falsamente di essere fallito e di aver perso un’eredità. Pertanto, cari mariti furbetti, evitate di dichiarare false informazioni reddituali al Giudice poiché rischiate di essere condannati per lite temeraria, oltre a pagare più di quanto dovuto alla vostra ex moglie.

Carolina Cassese

Carolina Cassese

Laureata in giurisprudenza presso l ‘Università degli studi di Napoli Parthenope, dopo aver svolto pratica forense nella materia di diritto civile, decide di intraprendere la carriera dell’insegnamento di diritto ed economia politica presso l’istituto paritario Kolbe di Nola. Ha conseguito diversi master e specializzazioni per l‘ insegnamento ed attualmente collabora con l‘associazione Saviogroup, di cui è vicepresidente, realizzando articoli e servizi fotografici attinenti la festa dei gigli di Nola e non solo. Membro membro del Cda della Pro loco di Nola città d ‘arte con delega alla festa dei gigli. Fa parte del direttivo dell’associazione delle reti delle macchine a spalla. Membro del coro diocesano del Duomo di Nola. Ama il nuoto la pallavolo, la ginnastica artistica e la danza classica, che ha praticato in tenerà età. Da piccola ha studiato pianoforte ed è appassionata di musica classica, napoletana e dei gigli degli anni ‘70 e ‘80. In passato ha inciso alcune canzoni dei gigli, sposando il suo amore per il canto con la festa dei gigli di Nola. Ama trascorrere i weekend al cinema o prendendo parte ad escursioni nei posti più belli della Campania.

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