Bullismo e Cyberbullismo a scuola: giovedì all’Istituto Pavese di Napoli si fa sul serio

Paolo Siani presenta il suo libro

di Fabio Iuorio

Il bullismo non è una moda, non è una fase passeggera, ma un’emergenza, e Napoli lo sa bene. Lo sa chi ogni giorno lavora con adolescenti che portano sulle spalle il peso di umiliazioni subite in classe o, peggio, attraverso uno schermo. Perché sì, il problema non si ferma ai cancelli della scuola: entra in casa, si infila nelle camere da letto, segue i ragazzi fino al momento in cui appoggiano la testa sul cuscino. Ed è proprio da questa consapevolezza che nasce l’incontro in programma giovedì 7 maggio presso l’Istituto Comprensivo Statale Nazareth-Pavese di Napoli, uno degli appuntamenti più significativi che la città possa offrire su questi temi in questo momento.

Ospite d’eccezione sarà Paolo Siani, pediatra, ex parlamentare e coordinatore del Tavolo dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Comune di Napoli, autore del libro “Cyberbullismo”: un volume che non si limita a descrivere il fenomeno ma cerca di smontarlo pezzo per pezzo per capire da dove viene, come si alimenta e soprattutto come lo si può fermare. Siani parla di ragazzi perché i ragazzi li conosce davvero e si nota nel modo in cui affronta la materia: senza allarmismi da prima pagina, ma senza nemmeno minimizzare.

Cosa è, dunque, il cyberbullismo? Una parola la sentiamo spesso, forse troppo spesso, ma la realtà è molto più specifica e, per questo, molto più insidiosa. Il cyberbullismo è una forma di prepotenza che avviene attraverso i mezzi digitali (messaggi, video, foto, commenti, gruppi) con l’obiettivo di isolare, umiliare, distruggere la reputazione di una persona. La differenza rispetto al bullismo tradizionale? L’aggressione non finisce mai. Non c’è campanella che suoni, non c’è casa in cui rifugiarsi: lo smartphone che tutti i ragazzi hanno in tasca diventa il mezzo attraverso cui la violenza li raggiunge ovunque, h24, senza pause.

E poi c’è la platea. Quando un bullo dava uno spintone in cortile, era visto in forma limitata, ma quando ad esempio una ragazza viene umiliata in un video postato online, lo vedono in mille, in diecimila. Quella vergogna si moltiplica in modo esponenziale e il danno psicologico che ne deriva può essere devastante e duraturo. Non è un caso che le ricerche sul tema colleghino il cyberbullismo a forme gravi di ansia, depressione, ritiro sociale, e in casi estremi a conseguenze ancora più tragiche.

Il libro di Siani affronta tutto questo con uno sguardo che è allo stesso tempo scientifico e umano: si rivolge ai genitori che non sanno come parlare con i propri figli di ciò che succede online, agli insegnanti che si trovano davanti situazioni di cui non hanno strumenti per gestire, e ai ragazzi stessi, che spesso non riconoscono nemmeno di essere vittime (o carnefici) perché quello che accade sullo schermo sembra meno reale, meno grave, quasi un gioco. Non lo è.

Ed è proprio su questo terreno che si inserisce l’iniziativa di giovedì. L’Istituto Nazareth-Pavese non è stato scelto per caso: il Ministero della Giustizia, attraverso il Dipartimento della Giustizia Minorile, lo ha individuato come scuola pilota per un progetto di prevenzione del Cyberbullismo che parte da Napoli. Un riconoscimento concreto che dice molto sul lavoro portato avanti al suo interno, a partire dalla dirigente scolastica Caterina Cernicchiaro, che ha accolto l’iniziativa senza tentennamenti, e dalla professoressa Francesca Pezzillo Iacono, referente d’istituto per il Bullismo, che di queste dinamiche si occupa nel quotidiano.

All’incontro parteciperanno anche Fabiana Felicità, assessora alle Politiche Sociali, Clementina Cozzolino, presidente della V° municipalità, Isabella Continisio, presidente della Commissione Politiche Sociali e Salute, e Margherita Siniscalchi, presidente della Commissione Scuola: una presenza istituzionale che, al di là dei ruoli, segnala qualcosa di importante, la politica cittadina è lì, e non solo per fare numero. Perché il cyberbullismo non si combatte con la circolare ministeriale o con la settimana dedicata al tema una volta l’anno, ma quando scuola, istituzioni, famiglie e comunità smettono di parlarsi ognuno per conto proprio. Giovedì, al Pavese, si prova a farlo davvero. Sarebbe bello che in tanti non si lasciassero sfuggire questa occasione.

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