Caso Pantani: la camorra avrebbe potuto manomettere il test antidoping

di Marco Sigillo
Giro d'Italia 1998 - 14a tappa Schio - Piancavallo - Marco Pantani (Mercatone Uno) - BettiniPhoto©2011

Era il 5 giugno 1999 quando Marco Pantani, alla penultima tappa del Giro d’Italia che stava per vincere, fu fermato perchè un test riguardante il livello di ematocrito risultò superiore al consentito. Sono passati quasi 17 anni e oggi emergono nuove versioni di quei giorni drammatici per lo sport italiano. Ci aveva già pensato il noto criminale Renato Vallanzasca qualche anno fa a diffondere dubbi su quanto accadde a Madonna di Campiglio. Il famoso bandito in questi anni ha sostenuto di aver ricevuto confidenze importanti durante la comune permanenza in carcere con un individuo collegato a clan camorristici. Secondo questa indiscrezione, diffusa più volte pubblicamente da Vallanzasca, la camorra avrebbe messo le mani nelle scommesse riguardanti quel Giro d’Italia e doveva assolutamente evitare la vittoria di Pantani. Oggi il pm Sergio Sottani, della procura di Forlì sostiene che un clan camorristico, con forti interessi su quel giro di scommesse, avrebbe agito con pressioni illecite su un medico del laboratorio di analisi responsabile delle analisi del pirata, costringendolo a manomettere le provette. Un fatto di inaudita gravità, che a distanza di anni riabiliterebbe completamente la tanto amata figura sportiva di Pantani, che proprio da quel momento cadde in uno stato di disgrazia, purtroppo poi culminato con la morte, anch’essa particolarmente misteriosa e piena di dubbi. La nuova prova emersa è un’intercettazione ambientale. In quest’intercettazione un membro di un clan camorristico rivela ad una sua parente di essere stato interrogato riguardo la positività di Pantani al giro del 1999, confessando alla stessa parente che l’esclusione fu orchestrata a tavolino dal clan, per incanalare l’esito sportivo verso il risultato compiacente le scommesse organizzate. Una notizia che “restituisce dignità a Pantani”, come ci ha tenuto a dire la madre del pirata, che da sempre ha professato l’innocenza del figlio e che ora può sostenerlo ancora di più.

di Marco Sigillo

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