Nella giornata del 26 novembre un gruppo di militari ha preso il controllo della Guinea-Bissau arrestando il presidente Umaro Sissoco Embaló che poco dopo è volato verso il Senegal. I militari hanno avvisato la popolazione dell’accaduto tramite una conferenza in cui hanno detto di aver formato l’Alto Comando per il Ripristino della sicurezza nazionale e dell’ordine pubblico. Il Colpo di Stato è arrivato a poche ore dal primo turno delle elezioni presidenziali, in cui i principali candidati erano proprio Embaló, ex generale e presidente dal 2019, e Fernando Dias da Costa per l’opposizione, oltre all’escluso Domingos Simoes Pereira, principale antagonista di Embalò.
Prima dell’annuncio dei risultati, Embalò e da Costa avevano già detto di aver vinto ma, in realtà, era molto probabile un ballottaggio. I militari, quindi, hanno “sospeso il processo elettorale per chiarire la situazione” denunciando che i servizi segreti del Paese avrebbero scoperto un piano (ignoto) messo in atto per destabilizzare l’ordine costituzionale del Paese, minacciato tra l’altro anche dal narcotraffico. Dopo il Colpo di Stato il leader dei golpisti, il generale Horta Nta Na Man (Capo di Stato Maggiore ed ex collaboratore del presidente) ha prestato giuramento come presidente di un Governo di transizione.