AmbienteL’allarme: “In 2 anni persi in Campania ha perso 210 ettari di superficie naturale”

Redazione Zerottouno News Redazione Zerottouno News1 Agosto 20213 min

La Campania, tra il 2019 e il 2020, ha perso circa 210 ettari di superficie naturale e si posiziona tra le regioni italiane con più suolo consumato. In totale, il 10.3% del territorio regionale è occupato da superficie artificiale. E’ l’allarme lanciato dall’Ufficio Regionale Agricoltura di Legambiente che ha elaborato i dati dell’edizione 2021 del rapporto Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa). Ad oggi, la Campania è la terza regione per consumo della risorsa suolo, dopo la Lombardia (12,08%) e il Veneto (11,87%).

Il responsabile regionale Agricoltura di Legambiente, Valerio Calabrese, sulle colonne del giornale InDialogo, nell’articolo a firma di Luisa Iaccarino, commenta i dati e le cifre. Sono dati che purtroppo allontanano la Campania e l’Italia dagli obiettivi dell’Agenda 2030. In regione ci sono due scenari che convivono: da una parte le grandi pianure campane, la piana del Sele, ma soprattutto l’agro nolano, il casertano e l’area intorno a Napoli che hanno una densità abitativa elevata che si è sviluppata in maniera scriteriata negli ultimi decenni, anche al di fuori dei piani regolatori, attraverso l’edilizia abusiva; dall’altra parte, invece, la presenza di grandi aree boschive e collinari, soprattutto nelle zone interne che però dal punto di vista economico hanno minori potenzialità in termini di produzione e reddito rispetto
alle aree agricole pianeggianti.

Alla perdita permanente del suolo naturale corrisponde un’importante perdita dei servizi ecosistemici e di reddito che costituisce una voce, apparentemente silenziosa, di indebitamento per il nostro Paese – denuncia Calabrese – Secondo il rapporto Snpa, se si confermasse l’incremento di suolo consumato, l’Italia fino al 2030 pagherebbe un costo compreso tra gli 81.5 e i 99.5 milioni di euro, circa la metà
del Piano nazionale di resistenza e resilienza (Pnrr). Del forte impatto economico risente soprattutto la Campania che ha aree agricole tra le più fertili in Europa con produzioni di 3 o 4 raccolti all’anno, mentre in Lombardia o in Veneto arrivano a farne 1 massimo 2, Senza recupero delle aree agricole, perdiamo competitività e reddito, senza contare i danni agli ecosistemi e la sicurezza dei territori dal punto di vista idraulico e idrogeologico”.

La cosiddetta transizione ecologica prevista dal PNRR, poi, comporterebbe nuovo consumo di suolo e coperture artificiali – sottolinea ancora Calabrese – Bisogna puntare sulla rigenerazione agendo sul patrimonio infrastrutturale edilizio già esistente, recuperando le aree agricole così come i sistemi costieri e collinari, e investendo su spazi verdi e rimboschimento nelle città. Ci sono già delle buone soluzioni, come ad esempio l’ecobonus 110%, ma c’è bisogno di una interlocuzione continua con le istituzioni, anche per evitare distorsioni di questo sistema e combattere l’abusivismo, e di motivazioni solide dal punto di vista culturale: le amministrazioni e i cittadini devono sentire l’urgenza di politiche di rigenerazione“.

Oggi – conclude Calabrese rispondendo alle domande di Iaccarino – molto dipende dalla sensibilità dei sindaci. Gran parte dei comuni campani hanno piani urbanistici risalenti agli anni ’70; inoltre, sul consumo del suolo non c’è una normativa chiara che dovrebbe puntare su innovazione, economia circolare e rinaturalizzazione dei territori“.

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