Intere spiagge inutilizzabili, edifici e infrastrutture distrutte, un intero paese a rischio evacuazione con centinaia di metri di frana. Il ciclone Harry si è abbattuto sul Sud Italia con una forza inaudita provocando danni gravissimi in Sicilia, Sardegna e Calabria. Il picco si è raggiunto tra il 21 e il 23 gennaio con forte vento, intense piogge e mareggiate con onde alte anche 12 metri che hanno colpito con una violenza inaspettata. Ad oggi, dopo quasi due settimane, i conti dei danni sono ancora in corso e i disagi continuano. A Lampedusa e Linosa, negli ultimi giorni si è parlato di una devastazione che in quei territori non ha precedenti. In Sardegna, il sito archeologico di Nora ha subito danni significativi. In Calabria, a Catanzaro Lido, interi quartieri sono stati travolti dal fango e dall’acqua.
Nei giorni successivi al cataclisma, il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha presieduto presso la sede della Protezione Civile a Roma, una riunione sui danni e poi si è recata sui luoghi colpiti, in particolare a Niscemi, ancora oggi fortemente a rischio. Rinnovando la solidarietà del Governo alle comunità colpite, la premier Meloni ha dichiarato che non si sono registrate vittime solo grazie al lavoro di previsione e di allertamento e alla sinergia istituzionale prontamente attivata. Resta delicata, tuttavia, la situazione. Fondamentale sarà la messa in sicurezza e il conto ufficiale dei danni. Molti i finanziamenti pubblici che dovranno essere messi a disposizione nel prossimo futuro.