Il Diritto a portata di manoÉ possibile denunciare qualcuno per un’offesa in una chat di WhatsApp?

Carolina Cassese Carolina Cassese7 Agosto 20225 min

In caso di messaggi offensivi su WhatsApp, quando è reato? Occorre innanzitutto distinguere l’ingiuria dalla diffamazione. L’ingiuria è l’offesa rivolta direttamente alla vittima e dal 2016 non è più reato, ma è un semplice illecito civile. Per essere punita non va più denunciata alla polizia o ai carabinieri: è necessario rivolgersi a un avvocato che avvii un processo civile per ottenere il risarcimento. La diffamazione, invece, è l’offesa pronunciata in assenza della vittima. Esempio lampante è l’articolo di giornale con illazioni nei confronti di un politico o personaggio dello spettacolo. La diffamazione può essere online, quando avviene con messaggi denigratori diffusi in una chat a cui non partecipi la parte offesa ed è reato. Quindi è possibile querelare il responsabile dinanzi alla polizia, i carabinieri o direttamente presso la Procura della Repubblica. 

Per stabilire quando i messaggi offensivi su WhatsApp sono reato occorre valutare il contenuto dell’insulto, per comprendere se rientra o meno nell’esercizio della critica, e definire se tali messaggi rientrano nell’ingiuria o nella diffamazione. In ordine al primo punto, le offese non sono solo le parolacce e toni aspri: è sufficiente infatti anche l’illazione sulla moralità della vittima. Il secondo requisito richiesto per poter denunciare un’offesa su WhatsApp è che essa sia classificabile come diffamazione e non come ingiuria. 

Dunque, secondo la Cassazione, per stabilire se l’insulto su WhatsApp è ingiuria (che non è un reato) o diffamazione (che invece è un reato) bisogna verificare se la parte offesa è online nel momento in cui il messaggio viene inviato al gruppo e quindi lo può leggere.

In sintesi, è reato l’insulto su una chat di gruppo su WhatsApp solo quando: al gruppo non partecipa la vittima perché non è inserita tra i relativi membri; al gruppo partecipa la vittima ma, nel momento in cui viene postata l’offesa, il suo stato non è “online” e quindi non è in grado di leggerla contestualmente. 

Secondo la Corte di Cassazione, inoltre: “se l’offesa viene proferita nel corso di una riunione a distanza, tra più persone contestualmente collegate, alla quale partecipa anche l’offeso, ricorrerà l’ipotesi dell’ingiuria commessa alla presenza di più persone. Di contro, laddove vengano in rilievo comunicazioni, indirizzate all’offeso e ad altre persone non contestualmente presenti, ricorreranno i presupposti della diffamazione”.

Carolina Cassese

Carolina Cassese

Laureata in giurisprudenza presso l ‘Università degli studi di Napoli Parthenope, dopo aver svolto pratica forense nella materia di diritto civile, decide di intraprendere la carriera dell’insegnamento di diritto ed economia politica presso l’istituto paritario Kolbe di Nola. Ha conseguito diversi master e specializzazioni per l‘ insegnamento ed attualmente collabora con l‘associazione Saviogroup, di cui è vicepresidente, realizzando articoli e servizi fotografici attinenti la festa dei gigli di Nola e non solo. Membro membro del Cda della Pro loco di Nola città d ‘arte con delega alla festa dei gigli. Fa parte del direttivo dell’associazione delle reti delle macchine a spalla. Membro del coro diocesano del Duomo di Nola. Ama il nuoto la pallavolo, la ginnastica artistica e la danza classica, che ha praticato in tenerà età. Da piccola ha studiato pianoforte ed è appassionata di musica classica, napoletana e dei gigli degli anni ‘70 e ‘80. In passato ha inciso alcune canzoni dei gigli, sposando il suo amore per il canto con la festa dei gigli di Nola. Ama trascorrere i weekend al cinema o prendendo parte ad escursioni nei posti più belli della Campania.

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