Draghi: “Vogliamo che il Sud ritrovi la centralità che merita”

di Redazione Zerottouno News

Vogliamo che il Mezzogiorno torni ad avere la centralità che merita, in Italia e in Europa“. E’ stato questo il messaggio lanciato dal premier Draghi al Forum “Verso sud: la strategia europea per una nuova stagione geopolitica, economica e socio-culturale del Mediterraneo” tenutosi a Sorrento (QUI il testo integrale dell’intervento).

Il quadro geopolitico che ci muta davanti presenta rischi, ma anche opportunità, in particolare per i Paesi del Mediterraneo – ha continuato – Abbiamo volontà di immaginare e costruire un Sud diverso. Un Mezzogiorno protagonista delle grandi sfide dei nostri tempi. L’evoluzione delle politiche pubbliche per il Meridione è spesso rappresentata come una successione di inevitabili sprechi, fallimenti“.

La storia economica del Sud nel Secondo Dopoguerra è però più complessa di come raccontano questi pigri pregiudizi – ha sottolineato – Dagli anni ’50 fino alla crisi petrolifera del ‘73, sospinto anche dagli investimenti pubblici, il Sud è cresciuto a una velocità superiore al Nord. In quel periodo il rapporto tra il prodotto interno lordo pro capite del Mezzogiorno e quello del Centro-Nord è migliorato di 10 punti percentuali, dal 55 al 65 per cento. Tra la seconda metà degli anni ‘90 e l’inizio degli anni 2000, le politiche di investimento hanno contribuito a restringere la forbice tra Nord e Sud, con impatti positivi sull’occupazione. Il Sud non era, e non è, dunque destinato a rimanere indietro“.

Il Mezzogiorno ha tutto il potenziale per convergere rapidamente verso il Centro-Nord ha dichiarato il premier – Per farlo, serve prima di tutto la giusta collaborazione tra investimenti pubblici e privati; Serve rafforzare la capacità amministrativa, a partire dalla giustizia, formare le competenze necessarie. E serve puntare sui talenti troppo spesso lasciati ai margini, a partire dai giovani e dalle donne“.

Sul PNRR ha poi affermato: “L’Italia e l’Unione Europea devono collaborare per agevolare questo processo. Questo è lo spirito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che destina almeno il 40% dei fondi al Sud. Finanziamenti che si sommano a quelli del Fondo per lo sviluppo e la coesione. Con il PNRR riduciamo i divari territoriali nei servizi, in particolare nell’istruzione, tramite investimenti mirati nella scuola, nella ricerca, nelle università. Dobbiamo fare in modo che tutti i cittadini italiani possano accedere a servizi della stessa qualità e con la stessa facilità. I finanziamenti, da soli, non bastano: serve la capacità di utilizzarli bene e in tempi certi. Purtroppo, questa capacità è spesso minore proprio dove gli investimenti sono più necessari“.

Per assicurarci che i fondi siano impiegati in modo efficiente, rafforziamo gli enti locali con l’assunzione di professionalità tecniche – chiosa il Presidente del Consiglio dei Ministri – La struttura del PNRR prevede che lo stanziamento di finanziamenti sia vincolato al rispetto delle scadenze, al raggiungimento di precisi obiettivi. Dobbiamo procedere rapidamente con l’agenda di riforme concordata con l’Unione Europea, per non perdere accesso ai finanziamenti e superare le fragilità strutturali che hanno rallentato la crescita dell’Italia e del Sud“.

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