Il 16 luglio 622 d.C., un evento destinato a cambiare la storia del mondo islamico si verificò nella penisola arabica: il profeta Maometto (Muhammad) lasciò la città di La Mecca per rifugiarsi a Yathrib, città che in seguito sarebbe stata conosciuta come Medina (“la città del Profeta”). Questa migrazione, nota con il termine arabo Egira (Hijra), rappresenta uno spartiacque fondamentale nella storia dell’Islam e segna l’inizio del calendario islamico, tuttora utilizzato nelle comunità musulmane di tutto il mondo.
All’inizio del VII secolo, La Mecca era un importante centro commerciale e religioso della penisola arabica. La città ospitava la Kaʿba, un santuario che attirava pellegrini da tutta la regione, ed era dominata dalla tribù dei Quraysh, alla quale apparteneva lo stesso Maometto. Tuttavia, la società meccana era profondamente politeista e fortemente radicata in una struttura tribale e aristocratica, basata sul commercio, sull’onore e su un’economia che beneficiava del pellegrinaggio pagano.
Maometto, che secondo la tradizione aveva ricevuto la rivelazione dell’Islam da Allah (Dio) tramite l’arcangelo Gabriele a partire dal 610, cominciò a predicare l’unicità di Dio (tawḥīd), la necessità della sottomissione a Lui e l’importanza di un comportamento etico basato sulla giustizia, sulla solidarietà e sulla pietà. La sua predicazione, però, non fu ben accolta dalle autorità meccane: metteva in discussione non solo le credenze religiose tradizionali, ma anche l’equilibrio socio-economico e il potere della classe dirigente.
Con il crescere della sua comunità di seguaci (gli ashab), Maometto divenne una figura sempre più ingombrante agli occhi dei Quraysh. I suoi discepoli vennero sottoposti a vessazioni, isolamento economico e vere e proprie persecuzioni. Maometto stesso fu oggetto di minacce e tentativi di intimidazione.
Per un certo periodo, la sua protezione fu garantita dal suo zio Abu Talib, un membro rispettato della sua tribù, ma la morte di questi e di sua moglie Khadīja, entrambi avvenuti attorno al 619 (un periodo noto come “anno della tristezza”), indebolì notevolmente la sua posizione. A questo punto, Maometto iniziò a cercare appoggio al di fuori di La Mecca. Dopo alcuni tentativi falliti, trovò finalmente riscontro presso alcuni abitanti di Yathrib, una città a circa 320 chilometri a nord, che soffriva di divisioni interne tra tribù rivali e sperava che una figura carismatica potesse fungere da mediatore.
Nel 621 e nel 622, alcuni delegati di Yathrib incontrarono Maometto durante il pellegrinaggio a La Mecca e stipularono con lui due patti noti come Baiʿat al-ʿAqaba. In essi, si impegnavano a proteggere lui e i suoi seguaci in cambio della sua guida. Fu questo accordo a spingere il Profeta a decidere di lasciare La Mecca.
L’Egira non fu però una semplice partenza: fu un vero e proprio atto rivoluzionario. Per i musulmani, la Hijra rappresenta il momento in cui la religione islamica passa da una fase privata e marginale a una comunità strutturata con proprie norme religiose, sociali e politiche. È in quel momento che l’Umma, la comunità dei credenti, prende forma. La migrazione avvenne in segreto, poiché i Quraysh avevano ordito un complotto per uccidere Maometto.
Secondo la tradizione islamica, egli riuscì a sfuggire con l’aiuto del suo fidato compagno Abū Bakr. I due si rifugiarono per alcuni giorni nella grotta di Thawr, a sud di La Mecca, per depistare i loro inseguitori, e poi ripresero il viaggio verso nord. Dopo circa due settimane di viaggio attraverso il deserto, giunsero a Yathrib, dove furono accolti con entusiasmo. L’arrivo del Profeta segnò l’inizio di una nuova era per la città, che divenne Madinat al-Nabī (la “Città del Profeta”). Maometto iniziò subito a stabilire le basi della nuova comunità islamica: redasse una sorta di costituzione, il Patto di Medina, che regolava i rapporti tra le varie tribù, musulmane, ebraiche e pagane, presenti in città. Fu anche stabilita la preghiera collettiva del venerdì, e la moschea divenne il fulcro della vita comunitaria.
L’importanza della Hijra fu tale che, alcuni anni dopo la morte del Profeta, il califfo ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb decise di adottarla come punto di partenza per il calendario islamico. L’anno 622 d.C. divenne quindi l’anno 1 dell’era islamica. A differenza del calendario gregoriano, quello islamico è un calendario lunare: l’anno conta 12 mesi lunari di 29 o 30 giorni, per un totale di circa 354 giorni, risultando quindi più breve rispetto all’anno solare. Il mese in cui avvenne la Hijra fu Muharram, che oggi rappresenta il primo mese dell’anno islamico. La commemorazione dell’Egira non è una festività religiosa nel senso occidentale, ma viene comunque ricordata come un momento di riflessione e rinnovamento spirituale da molti musulmani.
La Hijra non fu soltanto una migrazione fisica, ma un passaggio epocale. Da quel momento, l’Islam non fu più solo una fede personale e perseguitata, ma una religione organizzata e destinata a un’espansione rapida e travolgente. La creazione della Umma a Medina gettò le basi per uno stato teocratico in cui il potere religioso e politico si fusero, e in cui le norme islamiche cominciarono ad essere applicate nella vita pubblica.