AttualitàIl Primo Maggio e la censura: Fedez è solo l’ultimo dei casi

Marco Sigillo Marco Sigillo5 Maggio 20214 min

Fedez ha riportato la politica nel concertone del Primo Maggio. Cerchiamo di rivivere quanto successo negli ultimi giorni. Il “concertone” quest’anno ha rappresentato il ritorno del pubblico negli eventi culturali. Un pubblico, ovviamente, ridotto e distanziato ma il segnale è chiaro e segue la strada delle riaperture scelta dal governo Draghi. Tra gli ospiti di quest’anno anche Fedez. Nell’esibizione di sabato sera, il rapper milanese ha tenuto un discorso, scritto di suo pugno, nel quale sottolineava il suo sostegno all’approvazione del ddl Zan. Nel discorso Fedez non ha risparmiato critiche a chi secondo lui sta ostacolando l’approvazione della legge al Senato. Nel mirino di Fedez la Lega. Il bersaglio è stato prima Andrea Ostellari, relatore del DDL Zan al Senato, e poi altri esponenti della Lega. Fedez ha poi riportato frasi omofobe e discriminatorie pronunciate nel corso degli ultimi anni da esponenti del partito di Matteo Salvini.

Ma non è tutto, nel suo intervento Fedez denuncia anche un tentativo di censura subito dalla Rai. Da qui in avanti inizia un botta e risposta ancora in corso. La Rai smentisce immediatamente di aver cercato di censurare il discorso. Fedez non ci sta e decide di pubblicare una telefonata avuta con i vertici Rai e gli organizzatori del concerto. Nel video, diffuso sui social e tagliato da Fedez, si vede lo scontro tra il cantante che si batte per la sua libertà di espressione e chi dall’altra parte cerca di fargli modificare il contenuto del discorso. I toni della chiamata sono accesi. Immediate le reazioni dei social, in gran parte di sostegno a Fedez. Non tardano anche le risposte del mondo politico, l’ex premier Conte e il segretario PD Letta si schierano con il rapper. Anche Salvini si esprime, dicendosi contrario alla censura e arrivando a definire disgustose le frasi pronunciate da esponenti del suo stesso partito. Dalla Rai continuano ad arrivare smentite e difese del proprio operato. I vertici di Rai3 hanno provveduto a diffondere la telefonata integrale, gesto immediatamente replicato da Fedez che ha fatto lo stesso.

L’evento dovrebbe però riflettere non solo sulla censura ma sulla politicizzazione del servizio pubblico. Da anni ormai si denuncia una presenza eccessiva dei partiti politici nella Rai. Il Presidente della Camera, Roberto Fico, presidente della vigilanza Rai negli anni passati, ha sottolineato la necessità di una svolta. Fico ha anche evidenziato le mancanze del Movimento 5 Stelle, che una volta arrivato al governo non ha trovato tempo per riformare la Rai. Stessa osservazione che andrebbe fatta a chi oggi si schiera con Fedez in nome della libertà ma che ha dimenticato di agire quando era al governo. Il Concertone, in ogni caso, è organizzato dai 3 grandi sindacati confederati italiani: CGIL, CISL e UIL, la RAI ne diffonde solo le immagini.

Tuttavia, i casi di censura non sono mancati negli anni. Prima di Fedez infatti altri artisti sono stai tagliati, anche in diretta durante le trasmissioni sui canali RAI. Il caso forse più eclatante è quello di Elio e Le Storie Tese che, nel 1991, a sorpresa si esibirono con un testo che prendeva di mira i politici del tempo pochi mesi prima dello scoppio di Mani Pulite: il presentatore Enzo Mollica, un po’ maldestramente, si inventerà una scusa per spostare la trasmissione in diretta verso un altro soggetto impedendo alle immagini di andare in diretta. Altro caso è quello di Piero Pelù che nel 1993 con i suoi Litfiba attacca Papa Giovanni Paolo II su aborto e contraccettivi. Nel 1997 la diretta poi salterà proprio quando in live c’erano i Litfiba, non è mai stato confermato se fosse stato intenzionale. Nel 2017 è Eduardo Bennato a gridare alla censura: mentre si stava esibendo sulle note di “Meno male che adesso c’è Nerone”, su Rai Tre è iniziata la pubblicità e gli spettatori quindi non hanno ascoltato la canzone. Anche la nota band Lo Stato Sociale nel 2015 viene censurata preventivamente e si esibirono vestiti completamente di nero (“Per questioni di censura, questa band si esibirà oscurata“) ma riuscirono ugualmente ad elencare una serie di forti tematiche politiche sociali prima dell’esibizione. Ci fu poi un periodo in cui la RAI (2004-2009) decise di mandare in onda le immagini con 20 minuti di differita in modo da poter tagliare al momento frasi ed esternazioni ritenute non idonee.

Marco Sigillo

Marco Sigillo

Classe 1991, laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazioni all’Università Federico II di Napoli. Appassionato di comunicazione e scrittura, collabora con 081news dal dicembre 2015, interessandosi soprattutto di temi di portata nazionale ed internazionale. Giornalista pubblicista dal 2019.

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