Il 15 agosto, mentre metà Paese mangia l’anguria sotto l’ombrellone, c’è un’altra Italia che indossa la divisa: un bagnino osserva il mare da una torretta sotto il sole a picco, un’ambulanza del 118 sfreccia tra strade semivuote, un vigile del fuoco controlla l’attrezzatura prima del turno, un operatore ecologico svuota cassonetti mentre la città dorme il sonno pesante di chi ha fatto tardi la sera prima. Nessuno di loro è in ferie, e nessuno di loro può permettersi di esserlo perché il loro lavoro esiste proprio per i giorni in cui tutti gli altri smettono di lavorare.
Il meccanismo ha una logica quasi crudele: più aumenta il numero di persone in vacanza, più aumenta il bisogno di chi non va in vacanza. Le spiagge si riempiono e servono più bagnini, le strade si affollano di auto dirette al mare e aumentano gli incidenti, quindi serve più 118, il caldo estremo alza il rischio di incendi boschivi e servono più vigili del fuoco, i turisti producono più rifiuti e servono più operatori ecologici. Agosto, il mese del riposo collettivo, è quindi anche il mese in cui certi lavori diventano più intensi e chi sceglie queste professioni sa fin dall’inizio che il calendario del proprio riposo non seguirà mai quello della maggioranza.
Queste figure hanno tutte in comune una cosa, al di là della divisa che indossano: il tempo di lavoro non coincide con il tempo della propria vita sociale. Mentre gli amici organizzano cene, gite, serate al mare, chi è di turno deve rifiutare, rimandare, giustificarsi. Non è solo fatica fisica, è una forma di isolamento silenzioso. Si vive sfasati rispetto al ritmo di tutti gli altri, e questo sfasamento pesa soprattutto in agosto, quando l’assenza di normalità diventa evidente a ogni angolo, in ogni gruppo WhatsApp che organizza qualcosa a cui non si può partecipare.
Di questi lavori si parla quasi sempre in due momenti: quando c’è un’emergenza, e quando si discute di stipendi troppo bassi rispetto alla responsabilità richiesta. Nel mezzo, il resto dell’anno, restano invisibili, seppur sono loro a rendere possibile la vacanza di tutti gli altri. Il bagnino che sorveglia permette a un genitore di chiudere gli occhi cinque minuti sotto l’ombrellone, il sanitario che risponde a una chiamata alle tre di notte permette a una famiglia di sentirsi al sicuro anche lontano da casa, il vigile del fuoco che tiene sotto controllo un incendio protegge case che magari sono vuote, lasciate chiuse per settimane, l’operatore ecologico che pulisce le strade prima dell’alba restituisce ogni mattina una città vivibile a chi la attraverserà senza mai chiedersi chi l’ha resa tale.
Forse la domanda giusta da farsi il 15 agosto non è dove andare a mangiare o quale spiaggia scegliere, ma chi rende possibile che tutto questo accada senza intoppi. Riconoscere chi lavora mentre gli altri si riposano non è solo un gesto di gratitudine simbolica, è capire che l’estate italiana funziona su un equilibrio fragile, sostenuto da persone che il resto dell’anno chiamiamo eroi solo quando succede qualcosa di grave. Il resto del tempo, semplicemente, fanno il loro lavoro. Vale la pena ricordarselo anche quando tutto va bene.