Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28,20)
In un mondo dove ci si scopre sempre più soli, lasciati a sè stessi, esiste un luogo ricco di presenza. È il tabernacolo. L’uomo, inquieto ricercatore di sè, del senso della sua essenza, in questo pellegrinaggio interiore sente sempre più la necessità di una presenza rassicurante, viva, che non “sparisca” dopo aver ascoltato una piacevole parola o vissuto un incontro nutriente.
Nel suo andare “in sè”, come stiamo imparando in questo viaggio, la simbologia liturgica ed architettonica ti prende per mano, ti accompagna passo dopo passo, ti fa sperimentare una delicata e penetrante voce che tocca le corde più nascoste dell’io. Il cammino, tuttavia, rischia di interrompersi bruscamente ogni volta che siamo soli. Quante volte capita di aver fatto un meraviglioso incontro, di esserci nutriti di dolci parole e squisite relazioni, eppure, c’è un tempo, un velocissimo tempo, che ci riporta alla solitudine di noi stessi.
Calati i riflettori dello spettacolo, tutto sembra essere stato una pura illusione, un’altra, l’ennesima. Anche nel viaggio culturale e cultuale possiamo incappare in questo rischio che, invece di arricchirci ci fa sentire più vuoti ed illusi. L’uomo fedele, messosi in cammino per incontrare il suo Signore, ha colto tutta la forza e la potenza dell’acqua e del fuoco; si è immerso per sentieri decisi, ha ascoltato la Parola fino a nutrirsi del suo steso Signore.
Ora, però, c’è uno spazio che merita di essere ascoltato: la propria interiorità ricca di presenza. Nel tabernacolo sperimentiamo come il silenzio non è per nulla assenza. Quello spazio rimasto taciturno ora è più affollato che mai. Una piccola luce, delicata, così delicata che va custodita, indica che c’è qualcuno. È la stanza più intima della casa, dove lo Sposo non smette di vegliare ed attendere la sua creatura per intimi colloqui.
Dio, che si è donato nel pane e nel vino consacrato continua ad essere lì e, se è vero che il tabernacolo è fisicamente il luogo della custodia, della viva presenza di Dio-Cibo, è altrettante vero che l’uomo stesso, nutrendosi di Cristo, è divenuto tabernacolo vivente.
O creature amate, capite di quanta dignità siete abitate? Ora la Vita, il Vero, l’Eterno abita in voi. Quella voce che desiderate ascoltare è finalmente dentro di voi. Il tabernacolo ve lo ricorda e, la luce che lo indica, è la stessa che ha iniziato a vincere le vostre tenebre. Forse piccola, debole, ma abbastanza forte da far luce perché mai ti senta solo e disorientato. Ci saranno pure mille tenebre, mille paure. Potreste addirittura sentirvi vuoti e spenti, ma nulla e nessuno potrà annichilire quella presenza viva che vi abita. Fermatevi. Se veramente vi sentite vuoti e privi di qualsiasi ricchezza, fermatevi. È il momento propizio per gridare e scovare la bellezza che è in voi, la bellezza che siete. Sì, è proprio dentro di voi. Mettete a tacere le voci “riempitive” della vostra quotidianità, date piuttosto voce al silenzio eloquente che vi abita.