Gesualdo è sicuramente uno dei borghi più belli d’Italia. Situato in provincia di Avellino, è a 692 metri sopra il livello del mare. Nicia, dopo la visita alla sua cara mamma ricoverata in clinica a Mirabella Eclano, in provincia d’Avellino, ha deciso di portarsi a circa 10 chilometri da lì per visitare uno dei borghi più belli non solo della Campania: Gesualdo. Il paese è conosciuto anche con il nome di “Città del Principe dei Musici”, in onore di Carlo Gesualdo, l’ultimo importante esponente della polifonia rinascimentale. Più si sale e più l’aria si fa più fresca, il che rende piacevole anche la passeggiata fatta nelle ore più calde di una domenica estiva e solitaria per Nicia.
A Gesualdo il tempo sembra essersi fermato: strette viuzze lastricate, vicoli e antichi passaggi ne disegnano il centro storico dalla caratteristica forma circolare a cerchi concentrici attorno al Castello. A ovest della fortezza si addossano le piccole lo case costruite secondo i canoni dell’architettura feudale, con pochi vani e tetti spioventi. A sud si susseguono eleganti palazzi signorili del XVII secolo, perfettamente restaurati dopo il terremoto del 1980. A est si staglia l’autentica città barocca impreziosita da fontane, grandiosi portali, piazze e ampie scalinate.
Il Castello è, senza dubbio, la meta principale da raggiungere durante questa breve visita di Nicia. Si tratta del fulcro del borgo antico che lo domina dall’alto e dona una visuale mozzafiato e incantevoli scorci panoramici sulla Valle del Fredane. Maestoso e imponente, risale all’Alto Medioevo, forse all’epoca longobarda nel VII secolo, costruito su incarico di Romualdo, duca di Benevento, oppure, secondo alcuni, di Radelchi, Principe di Benevento, nel IX secolo.
Primo signore del paese fu Guglielmo d’Altavilla e poi, nella seconda metà del Cinquecento, divenne dimora del Principe Carlo Gesualdo che qui si rifugiò da Napoli, dopo l’omicidio della moglie Maria d’Avalos e del suo amante, per sfuggire alla vendetta delle due potenti famiglie. La leggenda narra che il Principe visse al castello nel senso di colpa per l’atto compiuto e che il fantasma di Maria d’Avalos si aggiri tra le stanze durante le notti di luna piena.
Per volere di Carlo Gesualdo, il castello da fortezza militare si trasformò in una splendida dimora signorile in stile rinascimentale. Dopo decenni di abbandono, nel 1855 divenne proprietà della famiglia Caccese che lo riportò a nuova vita. A seguito del sisma dell’1980, fu dichiarato inagibile fino a quando, nel Duemila, acquistato dal Comune e dalla provincia di Avellino, è stato sottoposto a restauro.
Oggi si presenta in tutta la sua bellezza, con la facciata che richiama l’architettura ottocentesca e gli interni, dagli ampi soffitti a volta, in stile rinascimentale con elementi gotici. Al piano terra sono visitabili le cucine e le stanze della servitù, mentre al primo piano è esposta la Mostra permanente “Carlo Gesualdo da Venosa. Gli strumenti musicali” con fedeli riproduzioni degli strumenti musicali appartenuti al Principe, partiture a stampa e manoscritte, e stupende riproduzioni degli abiti in voga nelle corti nobiliari napoletane del Cinquecento.
Tra gli edifici religiosi spiccano poi la Chiesa di San Nicola e la Chiesa di Santa Maria delle Grazie. La prima risale al XII secolo e sorge nei pressi delle mura del castello. L’interno custodisce la tela raffigurante la Madonna della Neve, commissionata nel XVI secolo dal Principe Carlo Gesualdo all’artista napoletano Taurella. Di sicuro interesse anche le statue in legno e le numerose reliquie che ne fanno meta di pellegrinaggio. La seconda venne edificata nel 1592 insieme al Convento dei Cappuccini. A un’unica grande navata, conserva altari rivestiti in marmo policromo ed è una delle chiese più frequentate e amate del suggestivo borgo dell’Irpinia .
La visita si ferma nel cuore del borgo ma presto, appena la mamma di Nicia riprenderà a camminare bene, sarà la prima tappa da rifare insieme e respirare l’aria pulita e profumata del borgo Gesualdo.





