Gianmarco Pone, giornalista sportivo e creator fondatore della famosa pagina sportiva “Storiedi”, si racconta in occasione del nostro podcast “Stasera Che Sera” su Radio Star 2000. Ospite della terza puntata della terza stagione, ha parlato ai microfoni di Nello Cassese e Maurizio Viviani (QUI LA PUNTATA INTEGRALE).
“Ci sono persone che hanno creduto in me forse più di quanto stessi facendo io – racconta – la svolta è arrivata quando, al termine del Master svolto a Milano, ricevetti delle offerte che forse non rappresentavano davvero il mio io lavorativo. In quel periodo stavo facendo uno stage con la Vero Volley Monza con in rosa atlete come Paola Egonu. Io però sono scappato e sono ritornato. Un giorno, ricordo, mi chiusi in uno sgabuzzino del palazzetto e provo una delle mie intro, in quel caso sul Bologna appena entrato in Champions. Quando esco un signore che era lì per caso mi fa i complimenti e mi spinge a provarci. Ho lasciato tutto e sono tornato e ho deciso di essere io l’azienda di me stesso. Da lì un po’ di fortuna e tanta forza di volontà e sono andato avanti fino ad ora”.
“Storiedi nasce, in un certo senso, come reazione ad un momento di dolore per un lutto – aggiunge – la mia routine era ormai fatta di studi, casa e cimitero. Mi decisi di fare qualcosa per tornare in società, in un certo senso. Mi sono messo così davanti alla telecamera. All’inizio era un gioco, avevo una dizione pessima, non ero in grado di intrattenere, riuscivo a fare a malapena un video al mese. Man mano, però, ho studiato, mi sono migliorato e così da quasi due anni è diventato il mio lavoro“.
“Dietro ai social c’è tanto lavoro – sottolinea – Chi inizia, mi sento di consigliare, non dovrebbe farlo solo con la smania di pensare alla paga. Il primo stimolo è sicuramente quello della passione. Poi, ovviamente, se i numeri alimentano quella passione e vieni gratificato è giusto poi guadagnare. La felicità è bella se condivisa. Per me però restano sempre i rapporti umani da considerare oltre ogni cosa. Si può vivere lavorando solo con i social ma bisogna andare oltre alla semplice interazione e ai like“.