Giovanni Paolo I: il Papa dei trentatré giorni

Fonti: Santa Sede, Biography of His Holiness John Paul I; Vatican News, Pope John Paul I beatification set for 4 September

di Domenico Colella
Credits Photo Wikimedia Commons

Il 26 agosto 1978 Albino Luciani, patriarca di Venezia, venne eletto Papa e scelse il nome di Giovanni Paolo I. In quel gesto, apparentemente semplice, c’era già una dichiarazione di continuità: Luciani univa nel proprio nome i due predecessori che avevano segnato la Chiesa del Novecento, Giovanni XXIII e Paolo VI. Il primo lo aveva nominato vescovo di Vittorio Veneto nel 1958; il secondo lo aveva chiamato a Venezia nel 1969 e creato cardinale nel 1973. Non era un dettaglio formale. In una Chiesa ancora attraversata dalle conseguenze del Concilio Vaticano II, quel doppio nome indicava il desiderio di non presentarsi come uomo di rottura, ma come pastore disposto a proseguire una strada già aperta: rinnovamento senza strappo, semplicità senza banalità, attenzione pastorale senza rinuncia alla responsabilità dottrinale.

Luciani arrivava al soglio pontificio in un momento delicato. Paolo VI era morto il 6 agosto, dopo 15 anni di pontificato complesso, segnato dal Concilio, dalle tensioni sociali, dai mutamenti culturali e da un rapporto sempre più difficile tra Chiesa e modernità. Il conclave si aprì in un clima di attesa e incertezza. Il patriarca veneziano non era una figura estranea al governo ecclesiale: aveva guidato la diocesi di Vittorio Veneto, aveva partecipato alle sessioni del Vaticano II, era stato vicepresidente della Conferenza episcopale italiana (Cei) e aveva preso parte ai Sinodi dei vescovi. Tuttavia, non appariva come un uomo di apparato nel senso più rigido del termine. La sua immagine pubblica era quella di un sacerdote veneto dal tratto diretto, abituato a parlare in modo comprensibile, con una cultura solida ma non ostentata. Anche il suo libro “Illustrissimi”, pubblicato nel 1976, raccontava qualcosa del suo stile: lettere immaginarie a personaggi della storia e della letteratura, costruite con tono accessibile, quasi colloquiale, lontano dalla freddezza burocratica.

La scelta dei cardinali maturò rapidamente: Luciani fu eletto nel secondo giorno del conclave. La rapidità contribuì a rafforzare l’idea di una figura capace di raccogliere consenso tra sensibilità diverse. Per molti osservatori, il nuovo Papa apparve come un profilo di equilibrio: italiano, pastorale, non aggressivo, legato alla stagione conciliare ma non identificabile con un programma rivoluzionario. La novità più visibile fu però il linguaggio. Giovanni Paolo I rinunciò subito a un’immagine solenne e distante del papato. Anche senza avere il tempo di imprimere un vero indirizzo di governo riuscì a comunicare un modo diverso di stare sulla scena pubblica: più umano, meno cerimoniale, più vicino al registro del parroco che a quello del monarca sacro.

Per questo sarebbe entrato nella memoria popolare come “il Papa del sorriso”, definizione forse riduttiva ma non priva di fondamento. Il sorriso, nel suo caso, rappresentava una forma di comunicazione pastorale, un tentativo di rendere meno intimidatoria l’autorità ecclesiastica. Il pontificato, però, fu troppo breve per trasformare quello stile in una linea compiuta.

Il 27 agosto pronunciò il primo radiomessaggio urbi et orbi; il 3 settembre si tenne la cerimonia di inizio del ministero petrino; il 28 settembre morì improvvisamente. Furono appena trentatré giorni, abbastanza per lasciare un’impressione profonda ma troppo pochi per misurare davvero il suo peso nella storia della Chiesa. Proprio questa brevità ha favorito, negli anni, una memoria sospesa tra affetto, rimpianto e mitizzazione. Giovanni Paolo I è stato spesso raccontato come il Papa che avrebbe potuto cambiare molte cose e non ne ebbe il tempo. È una formula suggestiva, ma va usata con cautela. Non esistono prove sufficienti per trasformare un pontificato appena iniziato in un progetto politico-ecclesiale definito. Si può dire, con maggiore correttezza, che Luciani lasciò intravedere una sensibilità: sobrietà, attenzione catechetica, linguaggio semplice, centralità del rapporto con i fedeli, rifiuto dell’enfasi personale. La morte improvvisa aprì una nuova fase.

Poche settimane dopo, il 16 ottobre 1978, venne eletto Karol Wojtyła, che prese il nome di Giovanni Paolo II proprio nel segno della continuità con il predecessore. Quell’anno sarebbe così passato alla storia come l’anno dei tre papi: Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. Per la Chiesa cattolica fu uno spartiacque. Con Wojtyła si aprì il lungo pontificato del primo Papa non italiano dopo secoli; con Luciani, invece, si chiudeva una lunga stagione di pontefici italiani.

A distanza di decenni, la figura del Papa veneto continua a interessare non solo per la brevità del suo governo, ma per ciò che quella brevità ha reso più evidente: la forza simbolica di un pontificato può nascere anche dall’incompiutezza. Giovanni Paolo I non ebbe il tempo di viaggiare, scrivere encicliche, nominare nuovi cardinali o incidere sulle grandi strutture della Curia. Eppure rimase nella memoria collettiva come un’immagine di mitezza in un secolo attraversato da forti contrapposizioni ideologiche. Nel 2022 papa Francesco lo ha proclamato beato in piazza San Pietro, riconoscendo ufficialmente una devozione che nel popolo cattolico era rimasta viva. Anche quella beatificazione ha contribuito a spostare lo sguardo dal mistero alla persona, dalla curiosità per la morte alla testimonianza spirituale.

È probabilmente questa la prospettiva più corretta da cui rileggere la sua storia: non quella del Papa mancato, né quella del personaggio trasformato in leggenda, ma quella di un pastore che, in poco più di un mese, riuscì a imporre un’immagine diversa del potere religioso. Non un potere fondato sulla distanza, ma sulla prossimità. Non sulla grandiosità, ma sulla chiarezza. Non sull’eccezionalità del comando, ma sull’umiltà del servizio. La sua elezione, alla fine di agosto del 1978, resta per questo uno degli episodi più significativi della storia recente della Chiesa: breve, fragile, incompiuto, ma ancora capace di parlare al presente.

Altri articoli

Lascia commento

Close Popup

Questo sito web utilizza cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nella cookie policy. Puoi liberamente prestare, rifiutare o revocare il tuo consenso in qualsiasi momento. La chiusura del banner comporta il consenso ai soli cookie tecnici necessari.

Close Popup
Privacy Settings saved!
Impostazioni

Quando visiti un sito Web, esso può archiviare o recuperare informazioni sul tuo browser, principalmente sotto forma di cookies. Controlla qui i tuoi servizi di cookie personali.

Questi cookie sono necessari per il funzionamento del sito Web e non possono essere disattivati nei nostri sistemi.

Cookie tecnici
Per utilizzare questo sito web usiamo i seguenti cookie tecnici necessari: %s.
  • wordpress_test_cookie
  • wordpress_logged_in_
  • wordpress_sec
  • wordpress_gdpr_cookies_allowed
  • wordpress_gdpr_cookies_declined
  • wordpress_gdpr_allowed_services

Rifiuta tutti i Servizi
SALVA
Accetta tutti i Servizi
-
00:00
00:00
Update Required Flash plugin
-
00:00
00:00