Hiroshima, 6 agosto 1945: quando il mondo cambiò per sempre

La bomba sganciata ad Hiroshima provocò decine di migliaia di morti

di Domenico Colella

Il 6 agosto 1945 è una delle date più tragiche della storia contemporanea. Alle ore 8:15 del mattino, un bombardiere statunitense B-29, denominato Enola Gay, sganciò su Hiroshima la prima bomba atomica mai usata in guerra. L’ordigno, chiamato Little Boy, esplose a circa 600 metri di altezza sopra la città giapponese, sprigionando una potenza distruttiva mai vista prima.

In pochi istanti, Hiroshima venne devastata: tra 70.000 e 100.000 persone morirono immediatamente, mentre molte altre perirono nei giorni, mesi e anni successivi a causa delle radiazioni, delle ustioni e delle conseguenze fisiche e psicologiche dell’esplosione. Questo evento accelerò la fine della Seconda guerra mondiale ma inaugurò l’era nucleare e cambiò per sempre il rapporto dell’umanità con la guerra, la scienza e la moralità.

Nel 1945 la Seconda guerra mondiale volgeva ormai al termine in Europa. La Germania nazista si era arresa l’8 maggio, ma nel Pacifico il Giappone imperiale continuava a combattere con ferocia, nonostante l’evidente superiorità militare degli Alleati. Le isole nipponiche venivano bombardate quotidianamente, e la battaglia di Okinawa (aprile-giugno 1945) aveva mostrato quanto sarebbe stato sanguinoso un eventuale sbarco alleato sul suolo giapponese: oltre 200.000 morti, civili compresi.

Nel frattempo, gli Stati Uniti, con il supporto del Regno Unito e del Canada, avevano avviato in gran segreto il cosiddetto Progetto Manhattan, un enorme programma scientifico e militare per costruire un’arma nucleare prima che lo facesse la Germania nazista. Alla fine del luglio 1945, una prima bomba atomica venne testata con successo nel deserto del New Mexico, nel cosiddetto test Trinity. Con l’obiettivo di forzare il Giappone alla resa senza dover invadere l’arcipelago e affrontare centinaia di migliaia di perdite, il presidente americano Harry S. Truman diede ordine di utilizzare l’arma atomica. Le città obiettivo furono scelte in base a criteri strategici e simbolici: Hiroshima, Nagasaki, Kokura e Niigata erano le principali candidate.

Hiroshima era una città di oltre 300.000 abitanti, con importanti infrastrutture militari, industriali e logistiche. Tuttavia, fino ad allora era stata relativamente risparmiata dai bombardamenti convenzionali, forse proprio per poter meglio valutare l’effetto distruttivo della nuova arma.

La mattina del 6 agosto 1945, l’Enola Gay decollò dalla base di Tinian, guidato dal colonnello Paul Tibbets. A bordo c’era Little Boy, un ordigno all’uranio dal peso di circa 4 tonnellate e dalla potenza stimata in 15 kilotoni. Alle 8:15 la bomba venne sganciata e, 43 secondi dopo, esplose sopra il centro cittadino. L’esplosione liberò una quantità di energia immensa: la temperatura al centro della deflagrazione raggiunse i 4.000°C, sufficiente a vaporizzare immediatamente persone, edifici e mezzi. L’onda d’urto distrusse nel raggio di 1,5 km praticamente ogni costruzione. Il cosiddetto “mushroom cloud”, la nube a fungo, si alzò per oltre 10.000 metri. A oltre 3 km di distanza, le persone riportarono ustioni di terzo grado.

Le conseguenze più terribili furono per chi sopravvisse inizialmente: corpi devastati, pelle bruciata, cecità temporanea, traumi psicologici, mancanza di acqua potabile e cure mediche. Le infrastrutture ospedaliere furono annientate e il numero dei soccorritori era irrisorio rispetto ai bisogni. Nei giorni e mesi successivi, decine di migliaia di persone morirono per le radiazioni: leucemie, tumori, aborti spontanei e deformazioni fetali divennero realtà quotidiana per i cosiddetti hibakusha, i sopravvissuti alla bomba.

Il bombardamento di Hiroshima (e, tre giorni dopo, quello di Nagasaki) solleva tuttora enormi interrogativi etici. Alcuni storici e politici hanno sostenuto che l’uso della bomba fosse giustificato per abbreviare la guerra e salvare milioni di vite che sarebbero state perse in un’invasione convenzionale del Giappone. Altri, invece, hanno criticato la decisione come un crimine di guerra, soprattutto considerando che il Giappone stava già cercando una via per arrendersi e che colpire civili con un’arma di distruzione di massa costituisce una violazione dei principi umanitari.

L’effetto psicologico e geopolitico fu comunque enorme: il Giappone si arrese il 15 agosto 1945 e firmò la resa il 2 settembre. Gli Stati Uniti, invece, entrarono nella nuova era come unica potenza nucleare, ponendo le basi per la Guerra Fredda.

Oggi Hiroshima è diventata un simbolo mondiale della pace e della lotta contro le armi nucleari. Il Parco della Pace, costruito sul luogo dell’epicentro, ospita il Museo della bomba atomica, il Cenotafio delle vittime e la Cupola della bomba atomica (Genbaku Dome), l’unico edificio sopravvissuto nelle vicinanze del punto di esplosione.

Ogni anno, il 6 agosto, si tiene una cerimonia ufficiale di commemorazione, alla presenza di rappresentanti del governo giapponese e di numerose delegazioni internazionali. La campana della pace suona alle 8:15, esattamente nel momento dell’esplosione, mentre migliaia di persone osservano un minuto di silenzio.

Il 6 agosto 1945 è una data incisa nella coscienza collettiva dell’umanità. Segna l’ingresso in un’epoca in cui la scienza ha acquisito un potere immenso, capace tanto di distruggere quanto di salvare. Hiroshima non è solo una tragedia storica: è un monito costante, un appello alla responsabilità, alla memoria e al perseguimento della pace. Come dichiarò lo scrittore giapponese Kenzaburō Ōe, premio Nobel per la letteratura: «Hiroshima è la pietra miliare da cui ogni civiltà del dopoguerra deve partire, se vuole restare umana».

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