“I nuovi schiavi”: 50 milioni di persone vivono in regime di schiavitù nel mondo

I dati sono allarmanti e raccontano nuove forme di schiavitù nel mondo

di Redazione Zerottouno News

Quasi 50 milioni di persone sono vittime di varie forme di schiavitù moderna, oltre 12 milioni sono minorenni. E’ il quadro drammatico dell’ultimo report di Save The Children aggiornato al 2024. Tra i minori, più di 3 milioni sono coinvolti nel lavoro forzato, soprattutto per sfruttamento sessuale (1,69 milioni). Al secondo posto lo sfruttamento lavorativo (1,31 milioni): i “nuovi schiavi” sono impegnati nel lavoro domestico o in ambiti quali agricoltura, manifattura, edilizia, accattonaggio o attività illecite. Per quanto riguarda il regime di “lavoro forzato”, 320mila sono obbligati da parte degli Stati come detenuti, dissidenti politici, o appartenenti a minoranze etniche o religiose perseguitate.

Altra grave problematica è rappresentata dai matrimoni forzati: 9 i minorenni che ne sono vittime. Sono le nuove forme di schiavitù. I fari sono stati accesi già nel 2021 dal rapporto “Global estimates of modern slavery” dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro.

L’emergenza è negli Stati Arabi, dove il totale delle persone schiavizzate rispetto al totale della popolazione si impenna drasticamente, con un rapporto di 10 persone su mille in regime di schiavitù (circa quattro punti di più rispetto alla media mondiale), nonostante si conti il numero più basso di schiavi moderni (1,8 milioni) al mondo. La regione dove il numero di persone in schiavitù è più alto è l’Asia-Pacifico, con 29,3 milioni di persone che non godono delle libertà più basilari

Il documento, poi, riporta anche il dato relativo alle persone costrette a prestare il proprio corpo a fini commerciali, a prostituirsi o a lavorare in condizioni disumane prima ancora di compiere 18 anni. Nel 2021 il dato è pari a 6.3 milioni, di questi, tre quarti sono donne, mentre i minori sono all’incirca un milione e mezzo.

Anche per quanto riguarda le migrazioni il rapporto chiarisce molti aspetti. Chi lascia il proprio Paese di origine, infatti, ha una probabilità tre volte maggiore di finire in schiavitù rispetto a chi non lo fa. Secondo il Rapporto, i lavoratori migranti non protetti dalla legge sono più vulnerabili al lavoro forzato. Allo stesso tempo, tuttavia, migrare può essere l’unica soluzione per scappare, ad esempio, da un matrimonio forzato. Anche a tal proposito, tuttavia, il Rapporto denuncia che molte donne sono obbligate a contrarre ugualmente matrimoni nel Paese di adozione per sopravvivere o per sostenere la propria famiglia.

La piaga forse più conosciuta nel mondo è quella del “caporalato”. Solo negli Usa, si stima che il numero di persone in condizioni di moderna schiavitù sia raddoppiato rispetto al 2018. Ma anche in Italia il problema è grave e diffuso in tutto il territorio. Sono circa 200mila i lavoratori agricoli irregolari, braccianti vittime di sfruttamento e caporalato. Si tratta del 30% dell’intera forza lavoro del comparto agricolo, un settore che vale 73,5 miliardi di euro, ma che ancora tollera tantissimo lavoro nero sia verso italiani che stranieri.

In Italia a denunciarlo è il Rapporto Agromafie e Caporalato dell’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil. Il fenomeno si riscontra dal Nord al Sud. Ad esempio, tra gli 8mila e i 10mila lavoratori irregolari sono solo in Piemonte (con picchi nella provincia di Asti), oltre 6mila in Trentino tra agricoltura e lavorazione delle carni, più di 10mila in Basilicata (con lavoratori che in Val d’Agri ricevono 400 euro al mese lavorando 7 giorni su 7), circa 12mila in Calabria. L’area più colpita è la Sicilia, seguita dal Veneto.

La schiavitù, quindi, non è per nulla abolita. Nel mondo i Paesi peggiori per rapporto tra individui in stato di schiavitù moderna e popolazione assoluta sono Corea del Nord, Eritrea e Mauritania. Quest’ultimo ha abolito ufficialmente la schiavitù solo nel 1981 ma, nella pratica, è ancora uno tra i Paesi in cui il fenomeno è più diffuso. Gli analisti affermano che, nonostante il Governo nel 2015 abbia definito la schiavitù un crimine contro l’umanità, prevedendo pene che dovrebbero arrivare fino a 20 anni di reclusone, poco è cambiato. La schiavitù resta una caratteristica della società mauritana. Ogni anno  circa 43 mila tra bambini, donne e uomini che ogni anno continuano a subire la schiavitù.

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