Il 18 febbraio 1478 segna una delle vicende più enigmatiche e discusse della storia d’Inghilterra tardo-medievale: l’esecuzione di Giovanni Plantageneto, duca di Clarence, fratello del re Edoardo IV e di Riccardo, futuro Riccardo III. La sua morte, avvenuta nella Torre di Londra, fu il culmine di una parabola politica vertiginosa, segnata da ambizione, tradimenti e lotte dinastiche in un’epoca di profonde turbolenze: la Guerra delle Due Rose.
Giovanni Plantageneto nacque il 21 ottobre 1448 a Dublino, figlio di Riccardo Plantageneto, duca di York, e di Cecily Neville. Era dunque un discendente diretto della Casa di York, ramo cadetto della dinastia Plantageneta, che vantava diritti al trono inglese in competizione con la Casa di Lancaster.
Dopo l’ascesa al trono del fratello maggiore Edoardo IV nel 1461, Giovanni fu ricompensato con il titolo di duca di Clarence e con un ruolo di spicco nella corte. Alto, prestante e dotato di grande carisma, era considerato uno dei principi più promettenti del regno. Tuttavia, la sua indole ambiziosa e la tendenza a prendere iniziative autonome lo resero presto una figura potenzialmente pericolosa per l’equilibrio politico.
Il momento di svolta arrivò nel 1469, quando Giovanni sposò Isabella Neville, figlia di Riccardo Neville, conte di Warwick, il potentissimo “Kingmaker” (il “creatore di re”) che aveva contribuito in modo decisivo alla vittoria yorkista nella Guerra delle Due Rose. Il matrimonio, avvenuto contro la volontà del re Edoardo IV, segnò l’inizio di una frattura tra i due fratelli.
Warwick e Clarence condividevano l’insoddisfazione per alcune scelte politiche di Edoardo IV, in particolare la sua alleanza con la Borgogna e il matrimonio con Elisabetta Woodville, che aveva favorito una nuova cerchia di nobili a scapito dei sostenitori tradizionali. Nel 1469–1470, Warwick e Clarence si ribellarono apertamente, arrivando a catturare il re e a tentare di governare in sua vece. Il colpo di mano fallì, ma la rottura era ormai insanabile.
Nel 1470, Warwick e Clarence compirono un passo clamoroso: si allearono con la rivale Casa di Lancaster, riportando Enrico VI sul trono. Questo tradimento fu una mossa rischiosa, perché Clarence, pur essendo un Yorkista di nascita, sperava di guadagnare per sé stesso la corona. Tuttavia, Warwick non aveva intenzione di farlo re, preferendo restaurare Enrico VI.
Quando Edoardo IV tornò in Inghilterra nel 1471 e sconfisse Warwick nella battaglia di Barnet, Clarence comprese che il suo destino dipendeva dal riconciliarsi con il fratello. Tornò quindi al fianco di Edoardo e partecipò alla vittoria definitiva contro i Lancaster a Tewkesbury. Nonostante la riconciliazione, Clarence rimase un personaggio inquieto e sospettoso. La morte della moglie Isabella nel 1476 alimentò tensioni, soprattutto quando egli accusò apertamente alcuni cortigiani di averla avvelenata. La sua sete di giustizia si trasformò in una sfida diretta all’autorità reale: fece processare e giustiziare, senza autorizzazione del re, uno degli uomini accusati. Questo gesto, insieme a nuove voci secondo cui Clarence avrebbe complottato contro il fratello per rivendicare il trono, spinse Edoardo IV a muoversi. Nel 1477, Clarence fu arrestato con l’accusa di alto tradimento.
Il processo di Clarence si svolse davanti alla Camera dei Lord e fu presieduto dallo stesso Edoardo IV. I capi d’accusa includevano: diffusione di voci destabilizzanti sul re, tentativi di usurpare il trono, giustizia privata esercitata contro cortigiani innocenti, presunti contatti segreti con potenze straniere. La condanna fu inevitabile: Clarence fu dichiarato colpevole e condannato a morte. Tuttavia, per rispetto al legame di sangue, il re decise che l’esecuzione sarebbe avvenuta in forma privata nella Torre di Londra.
L’episodio che ha reso celebre la morte di Clarence è la leggenda secondo cui sarebbe stato annegato in un barile di vino di Malvasia. Questa versione, riportata da cronisti dell’epoca e ripresa poi da William Shakespeare nella tragedia Riccardo III, rimane controversa: non vi sono prove documentali definitive, ma la storia si è radicata nell’immaginario collettivo. Se fosse vera, rappresenterebbe un’esecuzione unica nella storia inglese, forse concessa per attenuare l’orrore della decapitazione a un principe reale.
La morte di Clarence ebbe ripercussioni profonde. Per Edoardo IV eliminava un rivale interno ma lasciava aperta la questione della successione, soprattutto perché i figli di Clarence, Edoardo di Warwick e Margherita Pole, conservavano diritti dinastici. Nell’ambito della Guerra delle Due Rose indeboliva temporaneamente la coesione yorkista, aprendo la strada alle future ambizioni del fratello minore, Riccardo di Gloucester.
La vicenda del duca di Clarence ha ispirato storici, romanzieri e drammaturghi. Shakespeare ne fece un personaggio di rilievo in “Enrico VI”, parte terza e Riccardo III, presentandolo come un uomo tormentato, consapevole della propria condanna, e vittima tanto delle sue ambizioni quanto della durezza del fratello. Nei secoli successivi, l’immagine del barile di vino è diventata quasi un’icona del Rinascimento inglese, simbolo di morte bizzarra e di intrighi di corte.
Il 18 febbraio 1478 segna non solo la morte di un principe reale, ma anche un passaggio cruciale nella storia della monarchia inglese. Giovanni Plantageneto fu vittima della sua stessa sete di potere, ma anche del clima di sospetto che dominava la Guerra delle Due Rose. La sua esecuzione, avvolta nel mistero, resta uno degli episodi più affascinanti e inquietanti del tardo Medioevo inglese.