La Giornata dedicata alla Memoria delle vittime dell’Olocausto nel 2026 si celebra in un contesto globale segnato da avvenimenti inquietanti: la riemersione di gruppi neo-fascisti e neo-nazisti, la normalizzazione di linguaggi d’odio e tensioni politiche che risuonano, in forme diverse, ai margini delle democrazie occidentali e oltre.
Negli ultimi anni una nuova generazione di gruppi ispirati all’estrema destra sta guadagnando terreno in modo più transnazionale rispetto al passato. Organizzazioni come gli “Active Clubs”, network di estremisti di destra legati a ideologie neo-naziste, che utilizzano attività fisiche e club di combattimento per attrarre adepti, sono cresciuti rapidamente non solo negli Stati Uniti ma anche in Canada, Europa e Australia, tanto da attirare l’attenzione dei servizi di intelligence occidentali come una potenziale minaccia alla sicurezza interna.
L’internazionalizzazione di questi gruppi è accompagnata anche da altri segnali: giovani europei che partecipano a delegazioni e conferenze negli Stati Uniti con figure di spicco dell’estrema destra internazionale; la proliferazione di contenuti radicali online che cercano di normalizzare simboli e retoriche che solo pochi decenni fa sembravano appartenere a un passato definitivamente sepolto.
In particolare negli Stati Uniti oggi le dinamiche di destra radicale non sono un fenomeno isolato. Figura di spicco nei dibattiti politici è Nick Fuentes, noto suprematista bianco che, con dichiarazioni apertamente antisemite e revisioniste, sta contribuendo a far emergere tensioni profonde all’interno della destra americana, fino a creare divisioni all’interno del Partito Repubblicano.
Parallelamente, le forze federali dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) sono recentemente al centro di un dibattito internazionale dopo casi controversi di arresti, compresi giovani e bambini, che hanno riportato alla luce accuse di abusi di potere e pratiche dure nel trattamento dei migranti e delle minoranze. Alcuni storici e analisti, come Anna Foa, hanno parlato di scenari che ricordano ‘forme di odio di Stato’ con echi storici inquietanti, pur sottolineando che il confronto con il nazismo storico deve restare rigorosamente ancorato ai fatti e al contesto.
Movimenti neo-nazisti esistono anche in Paesi come Albania, dove l’organizzazione Albanian Third Position promuove ideologie xenofobe e ultranazionaliste, e in Armenia con il movimento Hosank. Questi gruppi, sebbene spesso marginali, mostrano come l’eredità ideologica del fascismo e del nazismo possa manifestarsi in forme locali, radicate in specifiche tensioni etniche o politiche.
In Italia, Paese la cui Costituzione nacque esplicitamente antifascista dopo la caduta del regime di Benito Mussolini nel 1945, la memoria storica è messa alla prova da tensioni politiche e da manifestazioni di ideologie neofasciste che, negli ultimi anni, si sono rese visibili sia negli spazi pubblici sia nel dibattito politico. Un fenomeno che ritorna ciclicamente è quello delle cerimonie commemorative di militanti dell’estrema destra morti durante gli Anni di Piombo (periodo di violenza politica tra gli anni ’60 e ’80). Nel 2025 a Milano centinaia di simpatizzanti di gruppi neofascisti si sono riuniti per ricordare Sergio Ramelli, giovanissimo militante di estrema destra ucciso nel 1975, esibendo saluti fascisti e torce, in un clima che ha suscitato forte condanna nelle forze politiche e nell’opinione pubblica.
Analogamente, ogni anno il 7 gennaio a Roma un’altra commemorazione legata alla strage di Acca Larentia del 1978 richiama gruppi e militanti della destra radicale, e spesso sfocia in manifestazioni di saluti fascisti e tensioni con le forze dell’ordine. Le autorità giudiziarie italiane hanno persino aperto indagini per verificare eventuali violazioni della legge Mancino e della legge Scelba, che vietano l’apologia del fascismo e dei suoi simboli.
Accanto alle manifestazioni simboliche, esiste una galassia di movimenti di estrema destra italiani che, pur rimanendo spesso marginali nei numeri, cercano, attraverso coordinamenti e nuove alleanze, di consolidare la propria presenza. Un esempio recente è il comitato “Remigration and Reconquest”, nato nel 2025 come tentativo di unire diverse sigle neofasciste come CasaPound Italia e altre formazioni skinhead e identitarie sotto un unico progetto programmatico.
La Giornata della Memoria è un monito storico, ma anche un richiamo concreto alla responsabilità civile di fronte ai segnali di rinascita di ideologie che, nel secolo scorso, hanno portato a genocidi e guerre. La diffusione di linguaggi d’odio, la normalizzazione di simboli estremisti e l’ascesa di figure politiche radicali richiedono non solo la condanna morale, ma azioni democratiche, educative e legislative, dal livello locale a quello internazionale. In un’epoca in cui l’informazione viaggia più veloce della riflessione critica, ricordare ciò che è stato non è nostalgia: è un impegno attivo per prevenire che il passato torni a ferire il futuro.