Il sorriso della Repubblica

Lo scatto del 2 giugno di Federico Patellani racconta ancora l’Italia che rinasce

di Carla Napolitano
Credits Photo Federico Patellani - archivio del Museo nazionale di Fotografia (pagina Instagram: @museo_munaf)

Se chiudete gli occhi e pensate alla Festa della Repubblica che abbiamo appena celebrato questo lunedì scorso, 2 giugno, vi verrà in mente il grande reportage di strada. Le piazze piene, i volti della gente comune e quel bianco e nero d’archivio che profuma di rinascita e che dialoga alla perfezione con le immagini di oggi. Questo modo di raccontare la storia, rubando gli sguardi autentici tra le vie di un’Italia che ricominciava a respirare, è la massima espressione del fotogiornalismo d’autore. Un’eredità visiva pazzesca che oggi vive e si tramanda grazie agli archivi digitali e alle pagine Instagram dei grandi poli museali dedicati alla fotografia.

L’opera scelta è del nostro maestro del fotogiornalismo Federico Patellani, l’unico capace di incarnare lo spirito più autentico della nostra festa nazionale.

​Nel giugno del 1946 l’Italia era un Paese ferito dalla guerra ma vibrante di speranza. Il simbolo indiscusso di quel 2 giugno è stato firmato proprio da Patellani. È suo lo scatto memorabile che ha immortalato il volto sorridente di una giovane donna, Anna Iberti, che sbuca da una copia del Corriere della Sera che titola sulla nascita della Repubblica.

Questa fotografia originale, che rappresenta l’emblema della rinascita italiana, oggi è custodita ed esposta proprio all’interno del MUNAF – Museo Nazionale di Fotografia. Nelle immagini di quel periodo, la nascita della Repubblica non è stata una sfilata rigida ma una scelta di regia spontanea, dove l’inquadratura si stringeva sulla gente comune, sui sorrisi dei giovani e, soprattutto, sull’orgoglio delle donne che esercitavano il diritto di voto per la prima volta nella storia del Paese. I contrasti della luce naturale e la grana della pellicola hanno cancellato, anche solo per un attimo, le ombre dei lunghi anni di guerra. Un maestro come Patellani non si limitava a registrare la realtà, la interpretavano con la sensibilità di chi sapeva che l’Italia stava cambiando pelle.

​Il bello degli archivi storici è che sanno parlare il linguaggio della contemporaneità, collegandosi idealmente ai post e alle storie che hanno riempito i nostri smartphone lunedì scorso. Se cercate oggi le opere dei grandi fotoreporter del Novecento sui social, attraverso le bacheche digitali dei musei di fotografia, vi accorgerete di quanto quel linguaggio sia moderno.

In un’epoca di immagini sature, ritoccate e prodotte in serie, la pulizia del reportage in bianco e nero di Patellani agisce come un magnete visivo. Ritrovare questi scatti non è semplice “nostalgia”, è una vera e propria bussola per non dimenticare da dove veniamo, mostrando come i grandi eventi storici passino sempre attraverso la vita delle persone normali.

​Questo scatto merita un voto massimo per il suo valore storico ed artistico. È la dimostrazione che la grande fotografia sa vedere l’invisibile, catturando l’energia di un’intera nazione che tornava a vivere. Questa testimonianza d’archivio custodita al MUNAF rimane la recensione visiva più bella, potente ed intramontabile della nostra Repubblica. Un viaggio visivo da salvare non solo nei “segnalibri” dei nostri social, ma soprattutto nella nostra memoria collettiva.

Credits Photo Federico Patellani – archivio del Museo nazionale di Fotografia (pagina Instagram: @museo_munaf)

[“SCATTA” È UNA RUBRICA NATA PER VALORIZZARE L’ARTE FOTOGRAFICA E RACCONTARE IL SINGOLO SCATTO E LA PROFESSIONALITÀ CHE C’È DIETRO, NON VI È ALCUNO SCOPO COMMERCIALE ALLA BASE DI QUESTO LAVORO EDITORIALE]

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