Un safari di sangue. Una caccia al bersaglio umano contro indifesi che scappavano dalle bombe. A Sarajevo, nella primavera del 1992, gli abitanti erano sotto assedio e quando uscivano allo scoperto per cercare cibo o altro per le loro necessità venivano uccisi dai cecchini. Secondo una denuncia recente, però, tra quei tiratori scelti ci sarebbero anche civili che sparavano per diletto uccidendo innocenti.
Tra di loro, si pensa, ci potrebbero essere anche degli italiani. A trent’anni di distanza, infatti, un’inchiesta aperta dalla procura di Milano riporta alla luce l’ombra di quelli che sono stati definiti i “cecchini del weekend”. Si tratterebbe di occidentali che avrebbero pagato per partecipare a trasferte oltre confine per sparare dalle colline sui civili in fuga. Se fosse appurato, il reato sarebbe quello di strage aggravata da futili motivi.
In Italia la storia si sta scoprendo grazie alla denuncia dello scrittore Ezio Gavazzeni, che dopo anni di ricerche ha deciso di consegnare un dossier alla magistratura italiana.
Gavezzani si è attivato nuovamente quando nel 2022 il regista sloveno Miran Zupanič ha presentato il documentario “Sarajevo Safari”. Il film denuncia un presunto “turismo di guerra” organizzato in Bosnia, intorno alla città assediata. Secondo il documentario diversi uomini d’affari facoltosi dell’Occidente, approfittando del disastro sociale in città, pagavano per essere accompagnati sulle postazioni serbo-bosniache. Lì, armati di tutto punto, potevano “provare l’emozione di colpire bersagli umani”. Colpire e uccidere. Una storia agghiacciante.