USA e Iran continuano in un conflitto rischioso. La diplomazia cerca di far rispettare le tregue ma le bombe cadono lo stesso. Ecco come la politica reagisce.
“In sostanza le navi stanno iniziando a salpare. Venerdì sarà tutto completamente aperto. Siamo andati molto d’accordo con l’Iran”. Donald Trump ha partecipato ad un vertice bilaterale con il presidente francese Emmanuel Macron, prima degli inizi dei lavori del G7 ad Evian, mostrandosi entusiasta per l’accordo raggiungo con il governo iraniano.
“Ci auguriamo che questo accordo rappresenti un passo avanti per rafforzare la stabilità regionale e che abbia effetti positivi sui vari dossier della regione, a cominciare dalla cessazione immediata dell’aggressione sionista in corso contro il nostro popolo palestinese nella Striscia di Gaza, nonché dalla fine dei ripetuti attacchi e delle violazioni contro il Libano e contro tutti gli altri fronti”: Hamas ha comunicato la propria soddisfazione in previsione dell’accordo tra Iran e USA.
“Quanto concordato rappresenta un passo importante per fermare la guerra e avviare i negoziati, anche se un accordo definitivo deve ancora essere raggiunto. La Repubblica Islamica dell’Iran è pronta a tutte le opzioni, e il focus del governo, con o senza accordo, è servire con onestà il popolo. La nazione iraniana ha imparato a non sottomettersi all’umiliazione”: il presidente iraniano, Pezeshkian, ha confermato la firma di un memorandum condiviso con gli USA, sul quale costruire un accordo definitivo.
“La Repubblica Islamica è un vero alleato e un sostenitore forte e leale. Questo è il preludio al completamento della liberazione della nostra terra. La resistenza non accetterà alcuna aggressione che violi la sua sovranità”. Hezbollah vede l’accordo tra Iran e USA come fondamentale per i progressi di pace in Libano, certo che ora anche Israele dovrà riconsiderare la sua posizione nel sud del Libano.
IL COMMENTO
Trump parla continuamente di un successo ormai imminente, dopo aver annunciato diverse volte la totale disfatta di Teheran, e riconosce il governo iraniano come interlocutore credibile con cui negoziare per porre fine alla chiusura dello Stretto di Hormuz. Hamas ed Hezbollah leggono l’intesa come un successo della resistenza in Medioriente, capace di influenzare i principali fronti di crisi, da Gaza al Libano. Israele si ritrova per la prima volta, dall’inizio della presidenza Trump a non poter dettare la linea diplomatica statunitense. Netanyahu sta comunque cercando di convincere il proprio popolo che l’intervento militare contro l’Iran ha salvato Israele da un’imminente minaccia. La situazione resta delicata, la politica è ancora non del tutto efficace.