“I killer della domenica”: l’ombra torna sulla guerra in Bosnia

Una nuova inchiesta potrebbe rivelare verità sconvolgenti sulle guerre balcaniche

di Redazione Zerottouno News

Ma chi sono questi killer della domenica? Li hanno ribattezzati “i cecchini del weekend”. Secondo Ezio Gavazzeni, scrittore che ha denunciato alla Procura di Milano, tra di essi ci sarebbero almeno cinque cittadini italiani. La paura, però, è che il fenomeno sia molto più ampio. Secondo lo scrittore, molti potrebbero essere morti, ma due terzi potrebbero invece essere ancora vivi ed avere tra i 65 e gli 83 anni.

I cecchini erano soprattutto uomini d’affari o professionisti molto benestanti, perlopiù appassionati di caccia e armi. “Per una trasferta di due o tre giorni – racconta lo scrittore, citato da WIRED – pagavano quanto si pagherebbe adesso per un trilocale in una zona media a Milano”. Le partenze avvenivano per lo più dal nord Italia, spesso passando per Trieste, ma l’organizzazione, necessariamente, doveva avere l’assenso delle milizie serbo-bosniache che controllavano proprio quelle colline. Gavezzani ha studiato per tanti anni quella che in quei territori, un po’ per paura, veniva etichettata sempre come “leggenda metropolitana”.

La storia però ora scuote tutta l’Europa, non solo l’Italia. Gavazzeni si è basato su più fonti, coinvolgendo anche un ex agente dei servizi segreti bosniaci. Tutto il materiale raccolto è stato depositato in procura che ha aperto un’indagine e dovrà indagare sull’attendibilità del quadro accusatorio della denuncia. C’è da interrogarsi ora anche sull’identikit psicologico di chi possa essere davvero pronto ad uccidere per senso di onnipotenza, diventando in pratica padrone della vita altrui. Nessuna ideologia, nessuna guerra, solo “il brivido di poter uccidere senza alcuna conseguenza”. Negli anni novanta in quelle terre il crimine di guerra e la violenza erano pressochè impuniti.

Tra il 1992 e il 1996 Sarajevo visse 1425 giorni di assedio in cui persero la vita oltre 11mila civili, compresi circa 1500 bambini. Le forze serbo-bosniache di Radovan Karadžić e Ratko Mladić circondarono la città bloccando ogni collegamento con gli aiuti umanitari e ogni attraversamento di strada poteva essere fatale. Entrambi sono stati condannati all’ergastolo dall’Aia per crimini di guerra e genocidio, oltre che per la strage di Srebrenica, nel luglio del 1995, in cui furono uccisi più di 8mila bosniaci musulmani.

La guerra in Bosnia durò per tre anni (1992-1995) e scoppiò in seguito alla dissoluzione della Jugoslavia. A combattere erano il governo bosniaco, le forze serbo-bosniache e le forze croato-bosniache. Alla base di tutto c’era il desiderio di indipendenza della Bosnia, ma soprattutto lo spirito di nazionalismo etnico tra le varie etnie che abitavano quei territori. Nel 1992, dopo la secessione di Slovenia e Croazia, la Bosnia dichiarò l’indipendenza, scatenando così l’opposizione di molti serbo-bosniaci che volevano rimanere all’interno della Jugoslavia. Alla fine del conflitto furono condannati almeno 9 leader serbo-bosniaci. Questa inchiesta ora potrebbe disegnare il volto di nuovi colpevoli.

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