La fede: non un peso ma un’ala

Considerazioni sulle parole di Vincenzo Nappi

di Giovanni Pietro Fortino

In un mondo che corre veloce, dove il successo è misurato in produttività e l’incertezza sembra l’unica costante, il concetto di “fede” viene spesso relegato a un retaggio del passato o, peggio, visto come un insieme di rigidi divieti. Ma è davvero così? Una riflessione di Vincenzo Nappi, di Marzano di Nola, in un suo articolo per “Kairos”, il diario della comunità Vocazionale della Diocesi di Nola, ci offre una prospettiva diametralmente opposta, capace di parlare anche al cuore dell’uomo contemporaneo: “La fede non è una catena che limita, ma una forza che libera, che ti rialza quando cadi e ti fa riscoprire la bellezza delle piccole cose.”

L’immagine della “catena” è quella che più spesso spaventa chi guarda alla religione o alla spiritualità dall’esterno. Si pensa alla fede come a un recinto di “non si può fare”. Nappi ribalta questo paradigma: la fede non sottrae libertà, la genera. In che modo? Offrendo un baricentro. Chi ha fede, intesa come fiducia in qualcosa di più grande o in un senso ultimo dell’esistenza, non è schiavo del giudizio altrui o delle mode del momento. È libero di essere sè stesso, perché sa di avere un valore che prescinde dai propri risultati.

Il secondo passaggio della frase tocca il tema della fragilità. La caduta, nel percorso umano, non è un’eventualità ma una certezza. Qui la fede smette di essere teoria e diventa resilienza pratica. Non è una formula magica che evita il dolore, ma è la forza che impedisce a quel dolore di diventare l’ultima parola. È quel “motore interiore” che spinge a rimettersi in piedi quando le circostanze della vita sembrano voler tenere l’individuo al suolo.

Infine, l’autore ci parla di estetica e di gratitudine: la riscoperta della “bellezza delle piccole cose”. In una società che ci spinge a desiderare sempre di più, la fede agisce come un correttore ottico. Insegna a rallentare, a osservare il dettaglio, a trovare il sacro nel quotidiano.

È la capacità di stupirsi per un gesto di gentilezza, per un tramonto o per un istante di silenzio. In definitiva, le parole di Nappi ci suggeriscono che la fede è una forma di ecologia dell’anima.

Pulendo lo sguardo dalle sovrastrutture e dalle paure, ci restituisce un mondo più luminoso e, soprattutto, una versione di noi stessi più coraggiosa. Non una prigione, dunque, ma una finestra spalancata sull’infinito, che ci permette di camminare nel mondo con passo più leggero e cuore più saldo.

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