Giustizia. Nella lingua italiana questo termine è identificato letteralmente come “Virtù eminentemente sociale che consiste nella volontà di riconoscere e rispettare i diritti altrui attribuendo a ciascuno ciò che gli è dovuto secondo la ragione e la legge”. Un valore umano, certamente, ma anche un dato oggettivo statuito chiaramente. Ebbene, il concetto di Giustizia può essere allo stesso tempo soggettivo e oggettivo ma, in alcuni contesti, non può essere negoziabile.
In Italia, un Paese in cui ancora le leggi proteggono i cittadini come forse fanno pochi Stati al mondo (per fortuna), il concetto di Giustizia è ormai sempre più calpestato. E non dai giudici o dagli avvocati o dalle forze dell’ordine, ma dalla politica. Da chi, per mandato elettivo, deve rappresentare il popolo e deve saperlo guidare nel recinto della concordia.
Il “caso Roggero” è impazzato, così come quello di Bologna. Matteo Salvini, ad esempio, oltre ad essere andato due volte in carcere con la maglietta personalizzata, ha pubblicato ben 9 post su Facebook in 7 giorni per Mario Roggero. Per i fatti di Bologna, 2-3 post, ma si è affrettato a fare da scudo alla polizia attaccando la sinistra (salvo aggiungere una piccola riga in solidarietà per la vittima). Giorgia Meloni ha commentato chiedendo che si faccia luce, seppur aspettando prima il risultato della manifestazione (e dei prevedibili scontri) a Bologna. Nel frattempo, Vannacci, grazie all’IA, ne spara un’altra delle sue e si mostra mentre ordina l’esecuzione di Conte e Schlein in un’arena romana vestito da generale dell’Antica Roma.
Il punto non è chi è colpevole e chi innocente, chi è di Destra o di Sinistra. La questione è quanto la politica, di ogni schieramento, abbia il potere di governare gli squilibri emotivi della popolazione. Oggi, invece, l’impressione è che più che calmierarli la politica tenda a cavalcarli per ottenere consenso. Una strategia fallimentare a lungo termine. Non si può nascondere la realtà a lungo. Il caro-energia, la disoccupazione, le infrastrutture carenti, la lotta sulla nuova legge elettorale, la sicurezza in strada. La politica oggi non sta proteggendo l’ordine statale ma si sta barcamenando in cerca di facili consensi mettendo tutti contro tutti. Alla fine, però, il castello di sabbia cadrà e rimarranno solo delusione e frustrazione per aver creduto in promesse irrealizzabili. Un girone dantesco dove ognuno troverà il proprio posto, ma non la ricompensa.