Ogni anno, con la Celebrazione delle Ceneri, la Liturgia ci introduce nel tempo della Quaresima, un tempo tradizionalmente noto per il suo carattere penitenziale. Ma quando inizia e quando termina la Quaresima? Essa inizia con la celebrazione dell’Imposizione delle Ceneri (mercoledì precedente alla prima domenica) fino alla Messa in Coena Domini esclusa. Prima ancora di parlare di Quaresima, è bene sottolineare come non sia sinonimo di tristezza. Fare penitenza, infatti, significa alleggerire la propria vita, privarsi del superfluo, riequilibrare il proprio stile di vita. Puoi essere triste tutto ciò? Certo che no. Fare penitenza è ridare gioia al proprio essere.
Con il termine “quaresima” si indica un periodo di quaranta giorni durante il quale il fedele si prepara per vivere la Pasqua, il culmine della propria fede. Tale periodo conosce la sua genesi fin dal IV secolo in Oriente e dal VI in Occidente. Il cammino quaresimale, come una scalata in montagna, rischia di farci cadere nel pericolo dell’ovvietà, quasi come se il finale (la Pasqua), già conosciuto, non suscita nessun entusiasmo. Eppure, per chi ama la montagna, sa bene che il paesaggio non è mai lo stesso, che basta girarsi leggermente e trovarsi di fronte ad un nuovo scenario e, per questo, altrettanto facile è il pericolo di perdersi.
Per evitare di smarrirsi è necessaria una guida sicura. La Liturgia, la Chiesa, la sua Parola, sono questa guida “esperta” che certamente ci conducono alla meta. Quaranta, inoltre, è il numero simbolico con cui l’Antico e il Nuovo Testamento rappresentano i momenti salienti dell’esperienza di fede del popolo di Dio. Il kronos, il tempo cronologico in cui vive l’uomo, diventa il kairos, il momento propizio per incontrare l’uomo. L’uomo è chiamato a nascere e rinascere in un tempo abitato da Dio.
Teologicamente possiamo definire il numero quaranta come il tempo dell’attesa e delle decisioni. In esso l’uomo vive un periodo di purificazione per ritornare al Signore, prende consapevolezza della fedeltà alle sue promesse. Infine, in questo tempo, si sperimenta l’esperienza di fede del popolo di Dio e del singolo credente.
Come sopra accennato, è chiaro che la Quaresima non può essere considerato un semplice tempo di penitenza e di privazioni. Esso è innanzitutto un periodo di ritorno al Vangelo, un itinerario interiore di profonda conoscenza di sé dove, fatta luce nella propria vita, l’uomo è chiamato a togliere ogni ostacolo che gli impedisce l’incontro con Dio.
La Quaresima, ancora, chiede al credente un ritorno all’essenziale (ecco il senso delle privazioni/digiuno) per vivere interiormente (l’aspetto del silenzio per far spazio all’ascolto della Parola) ed esteriormente (la dimensione carità/missione) da autentici figli.
Il tempo quaresimale, in questa prospettiva, rivela un chiaro cammino che non si esaurisce in un “tempo”. Esso stimola ad una conversione graduale e costante. Come per un pellegrino serve audacia, così per il credente è necessaria la reale consapevolezza che la conversione è questione di tutta una vita dove la fatica del cammino rivela la bellezza solo a mèta raggiunta: l’eternità.
La quaresima, in sintesi, è un cammino penitenziale ma non di tristezza. Il suo obiettivo è quello di preparare ed accompagnare i fedeli alla celebrazione del mistero pasquale, di condurre l’orante all’incontro col Risorto in continuo ascolto della Parola.