Le recenti riforme sulla giustizia italiana sono un complesso di interventi legislativi, motivati principalmente dall’esigenza di accelerare i tempi processuali e ridurre l’arretrato, in linea con gli obiettivi del PNRR. Le più significative riguardano il processo civile e penale (le cosiddette Riforme Cartabia) e il sistema sanzionatorio e i reati contro la Pubblica Amministrazione (la cosiddetta Riforma Nordio).
Le Riforme Cartabia
La Legge delega n. 134/2021 per il penale e la n. 206/2021 per il civile) mirano all’efficienza e alla ragionevole durata dei processi. L’obiettivo principale dichiarato è la deflazione e l’accelerazione dei processi del 25% entro il 2026. La riforma mira a ridurre drasticamente i tempi del processo civile, stimando una riduzione del 40% entro il 2026. Ma come ci si dovrebbe arrivare?
La riforma, prima di tutto, introduce il rito unico per le controversie in materia di persone, famiglia e minori, semplificando e velocizzando i procedimenti. Inoltre, riforma il procedimento ordinario di cognizione, prevedendo la concentrazione degli atti (memorie difensive immediate) e la tempestiva definizione dei temi.
Ancora, la riforma incentiva il ricorso a mediazione e negoziazione assistita con agevolazioni fiscali e ampliamento delle materie con obbligatorietà. Per quanto riguarda i gradi di Appello e Cassazione, introduce filtri in appello per dichiarare manifestamente infondato il ricorso e semplifica l’accesso alla Corte di Cassazione. Viene anche introdotto e disciplinato l’istituto della Giustizia Riparativa, finalizzato alla mediazione tra vittima e autore del reato. Infine, vengono semplificate le notifiche e viene promosso la digitalizzazione .
La riforma Nordio
Il Ministro Nordio ha proposto e ottenuto modifiche su alcuni aspetti del diritto penale. Vediamoli nel dettaglio.
- La revisione del reato di Abuso d’Ufficio, restringendone l’ambito di applicazione.
- Interventi su intercettazioni e divieto di pubblicazione integrale dell’ordinanza di custodia cautelare. Una delle proposte di riforma più dibattute riguarda la modifica dell’ordinamento giudiziario e della Costituzione (Art. 104 e successivi).
- Separazione delle Carriere: è il punto centrale della proposta, che mira a distinguere nettamente i magistrati che svolgono la funzione di giudice (giudicante) da quelli che svolgono la funzione di Pubblico Ministero (requirente). Questo implicherebbe due concorsi distinti e due Consigli Superiori della Magistratura (CSM) separati, uno per i giudici e uno per i PM. Attualmente, i magistrati appartengono a un unico ordine e possono passare, con alcune limitazioni, dalla funzione giudicante a quella requirente e viceversa. I sostenitori ritengono che la separazione garantisca una maggiore terzietà e imparzialità del giudice, non appartenendo allo stesso corpo dell’accusa.
- Alta Corte Disciplinare: la riforma prevede l’istituzione di un nuovo organo costituzionale, l’Alta Corte, che subentrerebbe all’attuale Sezione Disciplinare del CSM, e che avrebbe la funzione disciplinare sui magistrati.
- Sorteggio dei Membri Laici: si prevede che i membri laici dei due CSM e i componenti dell’Alta Corte siano estratti a sorte da elenchi predisposti dal Parlamento, con l’obiettivo di arginare l’influenza delle correnti della magistratura.
La separazione delle carriere, punto clou della riforma, è un cambiamento costituzionale che mira a dividere formalmente
la magistratura italiana in due ordini distinti. Attualmente, giudici e PM appartengono a un unico ordine,
condividendo concorso, formazione e la possibilità (sebbene limitata dalla Riforma Cartabia) di passare da una funzione all’altra nel corso della carriera. La riforma, promossa dal Governo, intende superare questa unicità.
La riforma sulla separazione delle carriere, in particolare, interviene sul Titolo IV della Costituzione e prevede diversi punti. La Costituzione verrebbe modificata per stabilire che la magistratura è composta da carriere giudicanti e requirenti distinte (Art. 104). Sarebbero previsti due concorsi separati per l’accesso, percorsi formativi distinti e l’impossibilità di passare da una funzione all’altra, salvo alcune eccezioni. L’attuale Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) verrebbe sostituito da due Consigli Superiori della Magistratura, presieduti entrambi dal Presidente della Repubblica. Verrebbe poi istituita un’Alta Corte Disciplinare separata dai CSM, composta da giudici nominati e sorteggiati tra diverse categorie (magistrati, professori universitari, avvocati), a cui verrebbe attribuita la giurisdizione disciplinare
su giudici e PM. Infine, sarebbe previsto un sorteggio per i Laici e Togati per la nomina di parte dei componenti dei due CSM e dell’Alta Corte, con l’obiettivo di ridurre l’influenza delle correnti della magistratura.
L’iter costituzionale
Trattandosi di una riforma costituzionale, il disegno di legge deve seguire l’iter aggravato previsto dall’Articolo 138 della Costituzione. Il testo deve essere approvato, senza modifiche, per due volte da ciascuna Camera (Camera dei Deputati e Senato della Repubblica). Tra la prima e la seconda deliberazione di ciascuna Camera deve intercorrere un intervallo non minore di tre mesi. In prima lettura è prevista la maggioranza semplice (metà più uno dei presenti), nella seconda lettura invece la maggioranza assoluta (metà più uno dei componenti totali) o qualificata (due terzi dei componenti totali).
Il percorso è avanzato e ha raggiunto le fasi conclusive delle quattro letture. In prima lettura alla Camera il DDL è stato approvato, così come in Senato. In seconda lettura la Camera ha approvato il testo ma senza raggiungere la maggioranza qualificata dei due terzi. Il disegno di legge è quindi ritornato al Senato per la quarta e ultima votazione parlamentare.
Poiché nelle seconde letture (al Senato e alla Camera) non è stata raggiunta la maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti, una volta che il Senato avrà approvato il testo anche nella quarta lettura, la riforma dovrà essere sottoposta a referendum popolare confermativo. Il referendum, che non richiede un quorum di partecipazione, deciderà se la riforma entrerà in vigore.