Quando si parla di “ordinario” la nostra mente subito va ad una situazione che si perpetua, quasi come il ticchettio di un orologio che scandisce continuamente il tempo. Nella liturgia ciò che è definito ordinario, invece, indica quella fetta di tempo che separa i due tempi “forti” che ci fanno rivivere il Mistero dell’Incarnazione (Avvento e Natale) e della Passione, morte e Risurrezione di Gesù (Quaresima e Pasqua).
Nel mezzo di questi tempi liturgici la Chiesa, con una lectio quasi continua del Vangelo, ci fa fare un tuffo nell’ordinarietà della vita stessa di Cristo e, in tal senso, motiva, spiega, educa al significato di quella venuta e donazione della vita del Figlio di Dio nella nostra natura umana.
Con la seconda domenica del Tempo Ordinario (la prima in realtà non esiste, è stata la festa del Battesimo a fare da cerniera tra il tempo di Natale e quello Ordinario), la Liturgia ci riporta all’esperienza del Battista che, dopo aver visto i cieli aprirsi ed ascoltare la voce del Padre che additava il Figlio come l’amato da seguire, inizia a darne testimonianza.
Testimonianza, è proprio questa la parola che vogliamo impegnarci ad incarnare. Dare volto alla testimonianza significa, come lo è stato per Giovanni, poter vedere ed annunciare Dice, infatti, il Battista: “io ho visto e ho testimoniato”. Poter essere testimoni di qualcosa o qualcuno presuppone l’aver visto. Viviamo in un’epoca cosiddetta di “testimoni da tastiera”. Tanti, per il semplice “sentito dire” si fanno giudici di episodi mai visti in prima persona. La testimonianza di Giovanni ci deve educare a misurare le parole, a fare esperienza prima ancora di inviare sentenze, in bene o in male.
Per poter comprendere questa triste realtà non serve fare chissà quale indagine. Chiunque, accendendo la tv su un qualsiasi talkshow, o scrollando una pagina social, sperimenta da subito la sensazione di stare su un ring dove di sferrano colpi bassi gratuiti. Persone che additano di innocenza o colpevolezza qualcuno senza mai conoscere il malcapitato o, peggio ancora, senza mai aver avuto la possibilità di verificare l’argomentazione. Ma qualcuno potrebbe obiettare dicendo: “era scritto qui“, “ho letto là“, “lo ha detto Tizio”.
Saper scegliere con cura la fonte alla quale attingere, come un giornale serio, per non dire una lettura di un autore autorevole, dovrebbe essere l’ABC che ci fa fare almeno un’idea di che cosa si stia parlando.
Ritornando alla nostra Parola, Giovanni ha fatto esperienza in prima persona, ha visto, ha ascoltato e per questo dà testimonianza. Anche noi viviamo la nostra esperienza di fede perché testimoni autorevoli, come il Battista, ci parla di Gesù; anche noi possiamo testimoniare la Parola per la testimonianza fedele trasmessa nei millenni attraverso i vangeli.
Diamo volto a questa Parola. Curiamo la buona informazione. Essere testimoni credibili è qualcosa di serio. Qualcuno può sentirsi finalmente amato, visto, curato con una nostra “buona notizia”.