La simbologia quaresimale: “il numero 40”

Focus sui simboli della Quaresima

di Padre Raffaele Abagnale

Se la liturgia vive impregnata di simboli, certamente quella quaresimale la fa da pioniere. Il numero 40 ricorre diverse volte nella sacra Scrittura. Ciò denota un chiaro riferimento ad un tempo, un periodo e non semplicemente ad un dato quantistico.

Nell’Antico Testamento lo ritroviamo in diverse occasioni. Tra le ricorrenze più note ricordiamo:

  • Noè. Quest’uomo giusto, a causa del diluvio, trascorre quaranta giorni e quaranta notti nell’arca, insieme alla sua famiglia e agli animali che Dio gli aveva detto di portare con sé. Attende altri quaranta giorni, dopo il diluvio, prima di toccare la terraferma, salvata dalla distruzione (Genesi 7,4.12;8,6).
  • Isacco. Erede delle benedizioni che Dio aveva dato al suo padre Abramo, a quaranta anni decide di costruirsi la sua famiglia.
  • Le tappe fondamentali della vita di Mosè sono simbolicamente scandite in tre periodi, ognuno di quaranta anni. Il libro dell’Esodo ricorda che Mosè ha tratto il popolo fuori dall’Egitto quando aveva ottanta anni, la somma di quaranta (Es 7,7) e l’evangelista Luca rilegge la sua storia nei tre periodi di quaranta anni ciascuna (Atti 7,20-43). Mosè rimane, poi, sul monte Sinai, con il Signore, quaranta notti e quaranta giorni per accogliere la Legge. In tutto questo tempo digiuna (Es 24,18).
  • La cifra quaranta è il tempo adatto perché il popolo verifichi la fedeltà di Dio: «il Signore tuo Dio è stato con te in questi quaranta anni e non ti è mancato nulla» (Dt 8, 2-5).
  • Gli esploratori d’Israele impiegano quaranta giorni per completare la ricognizione della terra promessa dopo la loro partenza dal deserto di Paran (Nm 13,25).
  • Gli anni di pace di cui gode Israele sotto i giudici sono quaranta (Gdc 3,11.30).
  • Il profeta Elia impiega quaranta giorni per raggiungere l’Oreb, il monte dove incontra Dio (1 Re 19,8).
  • Quaranta sono i giorni durante i quali i cittadini di Ninive fanno penitenza per ottenere il perdono di Dio (Gn 3,4).
  • Golia sfidò il popolo di Israele per quaranta giorni, dopo i quali fu affrontato ed ucciso da Davide (1Sam 17,16-41).
  • Quaranta sono anche gli anni del regno di Saul (Antico Testamento 13,21); di Davide (2 Sam 5,4-5) e di Salomone (1 Re 11,41).

Anche nel Nuovo Testamento e nella vita di Gesù riscontriamo questo numero:

  • Gesù prima di iniziare la vita pubblica si ritira nel deserto per quaranta giorni, senza mangiare né bere (Mt 4,2).
  • Quaranta sono i giorni durante i quali Gesù risorto istruisce i suoi, prima di inviare lo Spirito (At 1,3). Dopo questo tempo ascende al cielo e invia lo Spirito Santo.

A questo punto ci è lecita una domanda? Perché proprio 40 e non 39 o 41? Mi piace vedere l’accostamento del numero quaranta alla vita umana. Una gravidanza umana dura mediamente 280 giorni, cioè 9 mesi e 10 giorni e, di conseguenza, 40 settimane. Vivere un periodo di quaranta, senza forzare troppo la mano, significa “generare” una nuova vita o, come direbbe Gesù, “Bisogna nascere di nuovo” (Cfr. Gv 3,3-6). Con questo primo simbolo la Quaresima diventa per noi una vera e propria occasione per fare verifica sul nostro operato, un tempo di nascita e rinascita continua.

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