Una celeberrima canzone datata 1972, ed interpretata dalla regina della musica italiana Mina, diceva: “parole, parole, parole, parole, parole, parole, parole, soltanto parole, parole tra noi…”. Un amore fatto di parole, una vita impregnata di promesse mai mantenute, rischia di essere come un ritornello di una canzone che impariamo a memoria ma che non lascia in noi nessun segno.
Il Vangelo della trentatreesima domenica del tempo ordinario, invece, pone l’accento sull’eternità della Parola donataci dal Signore, una parola che non passa perché chi la pronuncia non solo se ne fa garante ma anche volto. Gesù, Verbo del Padre, parola di Dio, diviene uno di noi proprio per dare testimonianza che ciò che è annunciato non è un semplice suono che possiamo udire ma che “dobbiamo” osservare. La sua, prima ancora che una parola pronunciata, è un esempio da osservare, e lo è perché ciò che Gesù dice lo compie egli stesso. In questo modo il suo insegnamento non può essere additato ad inganno. Tutto passa, dice la Scrittura, tranne la sua parola, quasi a dirci che, poiché il Signore mantiene le promesse, il “bla bla bla” non gli appartiene e, per questo, osservare i suoi comandi è garanzia di eternità.
La Parola desidera avere un volto, il nostro volto. È fondamentale “metterci la faccia”, così come ha fatto Gesù. Se c’è una grande povertà nella società odierna è proprio quella dell’autenticità. Con la scusante che “fanno tutti così” non siamo più capaci di distinguerci e, invece di diventare condottieri verso un mondo migliore ci imbarchiamo sul primo gommone di massa verso il porto dell’ignoto.
Quanto dobbiamo imparare da questa domenica, quanto è necessario dare una svolta ad un mondo non credibile. Diciamo che i social ci hanno impoveriti eppure stiamo sempre a mostrarci su di essi; che le droghe uccidono e non le contrastiamo; che abbiamo bisogno di modelli eppure dilagante è l’omertà!
Di parole ce ne sono tante. Abbondanti oratori e convincenti venditori d’aria non mancano. La nostra società urge di modelli e, più che di stabilità economica (che è conseguenziale all’onestà) è carente di stabilità di relazioni. Vite oneste, rapporti sinceri, dialoghi costruttivi, sono la vera base su cui costruire un mondo migliore, un mondo dove nessuno si possa sentire o essere così povero di risorse e ricco di ingiustizie.
Dare una parola e dimenticarsene, impegnarsi e non mantenere, è il vero dramma che attaglia il nostro stare insieme. Fate la vostra parte, date volto alla parola, riprendete quell’impegno che avete promesso chissà quanto tempo fa o quante volte ma mai mantenuto. Siate voi stessi, siate uomini e donne di parola!