A chi pensa che il mondo d’oggi sia diventato così violento come mai prima, probabilmente omette il fatto che non ha vissuto i tempi passati. La storia dell’umanità è stata da sempre attraversata da guerre, violenze ed accordi di pace. Ciò che oggi probabilmente ci è sfuggito di mano è la spettacolarità che se ne fa della violenza. In un mondo sempre più social e meno socievole, anche la violenza è diventata oggetto da spettacolarizzazione. La riservatezza e la vergogna di un atto oggettivamente inumano è diventato, invece, vanto da mostrare al mondo sconosciuto.
Ma com’è andata lungo la storia della salvezza? Cosa dice la Scrittura riguardo alla violenza? A coloro che sperano di poter leggere pagini rilassanti la delusione non tarda ad arrivare. Le primissime pagine della Bibbia, infatti, si aprono con il fratricidio commesso da Caino nei confronti di Abele. Non va meglio nel proseguo della lettura. Fatichiamo addirittura a credere che siano abitate dallo Spirito Santo. Basti pensare alla schiavitù in Egitto e la morte dei primogeniti; alla distruzione degli egiziani nel Mar Rosso; alla guerra del popolo scelto con la conseguente distruzione di numerosi popoli.
A tal spettacolo fa bene il profeta Geremia nel gridare:
“Aspettavamo la pace,
ma non trovo alcun bene,
l’ora della salvezza
ed ecco il terrore. (Ger 14,19)
Alcuni studiosi, di fronte a questo macabro spettacolo evidenziano che il linguaggio riflette la mentalità del tempo. È altrettanto vero, però, che tutto ciò ha creato l’immagine di un Dio con sembianze più da guerriero che da pacifista.
Sarà proprio questa idea di Dio che, però, deluderà il popolo oppresso nel ritrovarsi di fronte un Messia “mite ed umile di cuore” (Mt 11,29), un Emmanuele che è venuto a rovesciare una mentalità vendicativa del celebre motto: “occhio per occhio e dente per dente” a favore del “porgere l’altra guancia” (Cfr Mt 5,39). Con questa nuova visione della vita Gesù non chiede di subire la violenza né di negarla, piuttosto di spezzare il cerchio della vendetta per mostrare la parte migliore di sé dando occasione di redenzione.
Lui stesso, che ha subito una morte atroce in croce, chiede il perché di tale violenza. Mettere l’altro di fronte all’ingiustizia che compie, senza pubblicizzarla, è un’opportunità di cambiamento, di verità in sé stessi. Se è vero che la violenza appartiene alla realtà dell’uomo, vuoi per invidia, vuoi per ignoranza, è altrettanto vero che l’uomo ha in sé la capacità di creare ponti di pace. La violenza è una realtà, ma possiamo spezzarla e spazzarla via con il perdono.