#CinemaCourier“La vita è meravigliosa”: il film della favola natalizia per eccellenza

Vittorio Paolino Pasciari Vittorio Paolino Pasciari24 Dicembre 20219 min

La vita è meravigliosa (It’s a Wonderful Life) è un film di genere fantastico-sentimentale-drammatico del 1946 diretto da Frank Capra. Annovera tra gli interpreti principali James Stewart (George Bailey), Donna Reed (Mary Hatch), Henry Travers (Clarence Odbody), Lionel Barrymore (Henry F. Potter), Thomas Mitchell (William Bailey), Beulah Bondi (signora Bailey), Frank Faylen (Ernie Bishop), Ward Bond (agente Bert), Gloria Grahame (Violet Bick), H.B. Warner (Emil Gower), Todd Karns (Harry Bailey), Samuel S. Hinds (Peter Bailey), Frank Albertson (Sam Wainwright), Mary Treen (Tlly) e Virginia Patton (Ruth Dakin).

La pellicola trae ispirazione dal racconto The Greatest Gift scritto nel 1939 da Philip Van Doren Stern ed è considerato uno dei film più ispiratori, popolari e amati del cinema americano, la cui visione è divenuta tradizionale durante il periodo natalizio.

Fra i riconoscimenti sono da annoverare 5 nomination agli Oscar 1947 (miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista, miglior montaggio, miglior sonoro), la scelta per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti nel 1990, l’inserimento dell’American Film Institute all’11o posto nella lista dei migliori film statunitensi di tutti i tempi nel 1998 (20o dal 2008) e, dalla medesima organizzazione, alla 3a posizione nella lista AFI’s 10 Top 10 nel 2008.

TRAMA 1945, Vigilia di Natale. George Bailey si trova a un bivio della propria esistenza. La sua piccola società è sull’orlo del fallimento e intravede come unica soluzione il suicidio. Mentre medita di compiere il tragico gesto, un gran numero di voci invocano Dio di aiutarlo. Le preghiere giungono in Paradiso, dove San Giuseppe consiglia a Dio di accoglierle mandando da George un angelo custode. Ad essere scelto è Clarence Odbody, “Angelo di Seconda Classe”, al quale Dio racconta la storia di George prima di mandarlo sulla Terra. Nato e cresciuto a Bedford Falls, una piccola cittadina della provincia americana, George Bailey è un uomo onesto che, bramando fin dalla gioventù una vita fatta di avventure e viaggi esotici, ha condotto un’esistenza votata ad una profonda moralità, compiendo tanti piccoli gesti di generosità e sacrifici personali che hanno avuto un enorme effetto negli anni sulla famiglia, gli amici e l’intera comunità. Ma l’onestà e la generosità votata al sacrificio che non guarda al profitto – rappresentato dall’avido Henry Potter, l’uomo più ricco di Bedford Falls e avversario in affari di George – mal si concilia con la realtà di chi gestisce una società finanziaria. Alla fine, la mattina di Natale del 1945, la perdita accidentale di una ingente somma di denaro per pagare un debito ed evitare la bancarotta conduce l’onesto George ad un punto critico. Spetta dunque a Clarence, l’Angelo di Seconda Classe che aspira a prendere le ali, impedire a George di buttare via il più prezioso dei doni, la vita, riscoprendone il valore che sta non in quanto ottieni ma in quanto riesci a dare.

ANALISI L’azione scorre lenta in senso circolare con flashback (fine-inizio-fine). Allo spettatore, che per i primi due terzi di trama ha una valenza doppia – fittizio (angelo) e reale (pubblico) – viene presentato il carattere dei personaggi insistendo in particolare sul contrasto fra la generosa onestà che sacrifica sé stessi al bene degli altri (George) e la realtà che risulta avvelenata dal profitto opportunistico a scapito delle persone (Potter). Un’interpretazione memorabile, capace di riflettere in perfetto equilibrio gioie e dolori, unita ad una regia che sa sfruttare in modo sapiente azione, primi piani e scenografia consentono di offrire una suggestiva, emozionante e commovente rappresentazione di un concetto, perfettamente espresso nella ‘promozione’ dell’angelico deus ex machina, tanto semplice quanto difficile da accettare che soprattutto sotto Natale va ricordato a tutti.

“Quei registi che si fanno belli con i movimenti di macchina e le inquadrature spettacolari, alla fine mostrano solo sé stessi.”

UN CANTORE DI OTTIMISMO Il regista, sceneggiatore e produttore cinematografico italo-americano Frank Russell Capra (1897-1991), al secolo Francesco Rosario Capra, è considerato uno dei registi più importanti dell’epoca d’oro di Hollywood degli anni ’30-’40 dell’ormai passato XX secolo. Le sue storie hanno dato vita ad alcuni film memorabili: Accadde una notte (1934), È arrivata la felicità (1936), Mr Smith va a Washington (1939), Arriva John Doe (1941), L’eterna illusione (1938), La vita è meravigliosa (1946), oltre a commedie e apologhi morali, la cui caratteristica principale è la presenza di tanto ottimismo e la capacità di divertire ed insieme commuovere il pubblico. Vincitore di ben 4 Oscar in carriera (3 miglior regista e 1 miglior documentario) e definito da John Ford “un’ispirazione per chi crede nel sogno americano”, Capra è considerato il massimo cantore dell’american way of life, in quanto il suo cinema non ha solo interpretato e rappresentato lo spirito dei tempi, ma ha anche contribuito a plasmare una mitologia sociale, un immaginario collettivo popolare, tanto che in questo senso l’artista del Novecento a lui più vicino è Walt Disney.

Lo stile del regista in apparenza è privo di elementi identificativi: focalizza tutto sull’azione e sceglie deliberatamente di rendersi invisibili, di adottare la massima sobrietà nell’uso della tecnica filmica, di aderire alla narrazione e ai codici espressivi dei generi via via affrontati, facendo prevalere la ricerca della realtà su quella del bello. Movimento e dialogo, le battute serrate e le inquadrature mostrano tutto senza divagazioni, il flusso dell’azione e dei dialoghi è trascinante e limpido. La personalità del regista non si esprime nello stile visivo, ma nei temi trattati e nei personaggi descritti. Il protagonista in genere è un little man, un uomo comune, un eroe per caso, spesso caratterizzato da una certa goffaggine e timidezza e da qualche innocua eccentricità, che si ritrova a dover combattere da solo per il bene dell’intera comunità, animato da un ingenuo buonsenso, contro le preponderanti forze di un sistema di potere (politico e finanziario) fondato sui disvalori dell’opportunismo, della corruzione e dell’immoralità, e che riesce a prevalere contando sulla propria volontà e sugli affetti suscitati negli altri (la collettività, ma anche una donna ben precisa) con il proprio esempio.

“La gente che va al cinema non si siede davanti a uno schermo, ma davanti a situazioni e a gente reale.”

Se i film di Capra possono considerarsi apologhi ottimisti, la massima espressione di questa definizione la si trova,  non a caso, proprio nel film qui analizzato. Ma se si prova ad andare oltre la superficie si può intravedere un mondo più conflittuale e decisamente meno rassicurante. Quelli che vengono messi in scena sono drammi individuali, familiari e sociali, che non possono essere cancellati dal sorriso o dal lieto fine. Lo schema segue un ritmo ascendente finché a tre quarti della durata sopraggiunge un picco drammatico negativo, necessario per potere avere infine il ribaltamento che porti ad una conclusione positiva. Il dramma risulta del tutto funzionale alla risoluzione finale, ma non viene comunque cancellato: malgrado gli happy ending traspare spesso un pessimismo di fondo. Anche se si tratta di fiabe moderne, con tanto di elementi fantastici, Capra è mosso costantemente dall’intento di riprodurre la realtà contemporanea, non di crearne una fantastica, per  permettere al pubblico di identificarsi nei personaggi e nelle storie. Il realismo di Capra è spontaneo, non intellettuale, e fa critica sociale ma in modo del tutto generico e superficiale (i drammi della Depressione e dei Conflitti Mondiali sono solo accennati e lasciati sullo sfondo), denunciando corruzione e malvagità di singoli individui, ma senza approfondire davvero le cause.

“Ricorda George, nessuno è un fallito se ha degli amici.”

IL REGALO PIÙ GRANDE Per arrivare al pubblico, la via migliore è quella della commedia, perché – parole dello stesso Capra – quando la gente si diverte, è più disponibile, crede in te. Non puoi ridere con qualcuno che non ti piace. E quando ridono, cadono le difese, e allora cominciano ad essere interessati a quello che hai da dire, al “messaggio”. Ed il messaggio che il regista italo-americano lascia trasparire dalla sua opera comunque rifugge le ideologie ed è semplice ed essenziale: tutti, uomini e donne, devono essere liberi, uguali e importanti in quello che sanno e possono fare.

La storia narrata nel film-manifesto di Capra, ritenuto “favola natalizia per eccellenza”, è quella di un uomo onesto, nato e cresciuto in una piccola cittadina rurale che ha rinunciato per tutta la vita a sogni e aspirazioni pur di aiutare il prossimo. Chi sceglie di sacrificare sé stesso in nome di ciò che è giusto inevitabilmente si scontra con una realtà amara che – mai come in questo tragico presente – mostra invece quanto sporco profitto possa portare sentire di meno e pensare di più. E alla fine anche il protagonista, nel momento di massima disperazione – rappresentata con traumatizzante realismo nella scena dello sfogo di fronte ai figli – è sul punto di cedere ai rimpianti repressi. In suo soccorso, grazie alle preghiere sue e di amici e familiari, arriva un angelo custode mandato da Dio che gli mostra il risultato vero dei suoi sacrifici e come sarebbe andata se egli non fosse mai nato.

Chi ancora non conosce questo Classico di una Hollywood che è ormai Leggenda, nel vederlo per la prima volta potrebbe trovare parecchi punti in comune con citazioni e riferimenti nei più recenti esempi di commedia edificante. Ed il fatto che alla sua uscita non abbia riscosso subito il successo sperato – del tutto meritato e riconosciuto in seguito – si può forse attribuire al fatto che chi è logorato dalla tristezza e dalla disperazione di vivere in una (in)civiltà – ora come non mai – in degrado totale difficilmente riesce a trovare  sollievo in un ottimismo gratuito che forse solo l’innocenza perduta di quando eravamo bambini riesce ancora a vedere come valido sostegno per andare avanti.

Tornare per qualche ora bambini e riscoprire l’umanità che non corre ma sa aspettare e pensa prima di tutto al bene degli altri è forse il vero messaggio che il Natale vuole farci scoprire sotto l’albero e oltre gli addobbi.

CLASSICO IMMORTALE.

BUON NATALE A TUTTI.

Vittorio Paolino Pasciari

Vittorio Paolino Pasciari

Classe '86, nolano DOC. Laureato in Lettere Classiche, appassionato di cinema, letteratura e teatro.

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