A un passo dal blackout. A un passo dal quarto commissariamento in 7 anni. A un passo dall’ingovernabilità acclarata. La città di Nola attende l’esito della crisi politica invernale in seno all’amministrazione Ruggiero. 14 consiglieri di maggioranza hanno chiesto la sfiducia del sindaco, poco dopo le dimissioni degli assessori ad essi collegati. Se ne discuterà in consiglio comunale ma se dovessero essere confermati questi numeri la sfiducia sarebbe un semplice atto formale.
Si arriverebbe quindi al quarto commissariamento dal Biancardi bis. Dopo il 2018, quando Geremia Biancardi perse la fascia a pochi mesi dalla conclusione del suo secondo mandato per la mancata approvazione del bilancio, era stato Gaetano Minieri nel 2022 a dover rinunciare al suo incarico dopo le dimissioni di 13 consiglieri, seguito poi a ruota nel 2024 dalle dimissioni del sindaco Carlo Buonauro per il disallineamento che si era creato con i consiglieri.
Una instabilità politica che fa rumore, così come fanno rumore l’incertezza e il silenzio del sistema politico locale e territoriale che si sta, a sua volta, lentamente scollando dai cittadini, ormai da anni senza riferimenti partitici in cui identificarsi e senza che la politica locale riesca realmente a trovare le forze per aggregarli. Se fosse realizzato, l’ennesimo commissariamento sarebbe l’atto finale di una triste storia di degrado civico che la città di Nola sta vivendo da anni e che chiunque può confermare semplicemente passeggiando di sera nel centro. Quelle che una volta erano le popolose arterie dell’Agro Nolano, terra che voleva rivaleggiare persino con la grande Napoli puntando a diventare provincia (forte della sua innegabile e inopinabile storia), ora sono deserte, buie e sempre meno accoglienti.
Lontano dalle stanze dei bottoni, lontano dalle dispute politiche, la città è oggettivamente una vecchia parente di quella che una volta risplendeva, seppur con le sue fisiologiche storture. Una città senza strutture sportive accoglienti per le associazioni sportive che combattono per garantire in Campania e in Italia che si diffonda il blasone sportivo nolano. Una città senza stadio, perchè quello che c’è adesso è diroccato e quello che c’era prima è occupato da senzatetto ed abusivi. Una città senza valorizzazione culturale, perchè sono rimasti in pochi ormai a lavorare per promuovere un settore che potrebbe dar da mangiare almeno alla metà della popolazione se solo si riuscisse a sfruttare il potenziale in seno alla città. Una città che vive di una manifestazione UNESCO e millenaria, la Festa dei Gigli, che però ristagna in un limbo senza regole e sta perdendo valore sociale e culturale. Una città con tanti cantieri aperti, su tutti quello di Piazza d’Armi, che non si sa che quando vedranno la luce. Una città che sta conoscendo anche il fenomeno dei parcheggiatori abusivi, delle violenze domestiche, del risveglio delle dinamiche criminali del territorio che non risparmiano neanche Nola. Una città che si svuota e che si impoverisce, con migliaia di giovani costretti a cercare lavoro altrove e con almeno 450 nuclei familiari/individuali in povertà. Una città senza mercato e senza parcheggi, perchè quello che c’è si svolge in due sedi e le aree di sosta ormai non bastano più. Una città meno fruibile, meno accogliente, sempre più sfilacciata e sempre più isolata, nel suo stesso territorio e nelle zone limitrofe.
Ma è soprattutto una città che rischia di non avere più commercio. Tra affitti e tasse alle stelle, soste difficili per i clienti, convivenza con il Vulcano Buono che non è mai decollata, assenza di un vero e proprio piano commercio che integri e veicoli tutte le proposte. Per tutto il sistema commerciale nolano del centro, in pratica, l’ennesimo commissariamento sarebbe il colpo di grazia.
Ma, in generale, lo sarebbe per tutta una città che da anni tenta di ripartire e che frena ogni due anni. I problemi della città di Nola non si risolvono in pochi mesi, urge una programmazione che guardi al medio-lungo termine e che metta davanti le priorità reali della cittadinanza. Nessun sindaco negli ultimi anni ha realmente potuto esprimere tutto il potenziale progettuale che aveva proposto, benchè meno l’attuale sindaco Andrea Ruggiero, al quale, al netto delle sue responsabilità, non gli si può imputare di non aver provato a proporre un progetto a lungo termine per il rilancio cittadino.
Un progetto che potrebbe arenarsi dopo neanche 9 mesi. L’ennesima spallata, l’ennesimo colpo che potrebbe mettere in ginocchio la città, il suo commercio, il suo futuro e, soprattutto, la fiducia dei suoi cittadini nel progresso democratico. E non è un caso, infatti, che in molti stiano chiedendo a gran voce un confronto politico per far rientrare la crisi.
Augurare che anche stavolta si arrivi allo scioglimento dell’amministrazione è un atto kamikaze. Allo stesso tempo, però, non si può immaginare un futuro per questa città che passi per accordi forzati o malessere mai risolti. Che sia questa l’occasione per fermarsi, anche a un passo dal fondo, e trovare la direzione giusta per rispondere alle promesse fatte ai cittadini. Quelli che in massa hanno votato un’amministrazione a maggioranza bulgara e che oggi non possono permettersi un nuovo salto nel buio. Ne va del presente di questa città e del futuro di tutti quelli che anche nell’oscurità cercano di accendere la luce.