L’Iran: dallo Scià ai Pasdaran, un Paese ancora incompiuto

Dal 1979 al 2026, un Paese mai del tutto realizzato e spesso in conflitto

di Redazione Zerottouno News

Il potere pervasivo della religione. Dal 1979 in Iran comanda l’autorità religiosa islamica che, dopo una storica rivoluzione che cambiò l’ordine geopolitico asiatico della seconda metà del Novecento, è al potere ininterrottamente da decenni. Il nuovo corso dell’Iran, quella parte della sua storia che è rappresentata dalla Repubblica Islamica, è iniziata quando i rivoluzionari hanno scacciato il re, lo “Scià” Mohammad Reza Pahlavi. A salire al potere “la guida suprema” religiosa Ruhollah Khomeini che, in esilio dalla Francia, aveva guidato l’onda rivoluzionaria e indottrinato i suoi seguaci attraverso audiocassette spedite dall’Europa.

La volontà di rovesciare il potere, ovviamente, aveva radici molto profonde. Già nel 1963 in Iran erano nate diverse frange di rivoltosi. Lo Scià, che come potente alleato aveva al suo fianco gli USA, aveva avviato la cosiddetta “Rivoluzione Bianca”, ovvero un programma molto esteso di riforme anche in chiave anticomunista. Questo processo di modernizzazione, però, fu troppo veloce e, anzi, in Iran furono in molti a parlare di “occidentalizzazione”. Già da anni i religiosi dell’Iran parlavano dell’avversione verso l’Occidente e, in particolare, verso gli Stati Uniti che avevano aiutato il re già nel 1953, anno in qui c’era stato il colpo di Stato per rovesciare il governo nazionalista di Mohammed Mossadegh. Con le riforme, nonostante fossero alte le aspettative degli iraniani, arrivò una forte crisi economica con livelli alti di disoccupazione e inflazione e aumentò poi la corruzione della monarchia che non disdegnava l’utilizzo della polizia segreta per reprimere i dissidenti.

Fu in questo contesto che scoppiò la Rivoluzione, un moto che inizialmente coinvolse tutte le categorie sociali, compresi intellettuali e studenti. Nel 1979 lo Scià fuggì e l’Iran si preparò a diventare quella che, per sommi capi, è ancora oggi. Si tenne il referendum per fondare la Repubblica islamica e abbandonare la monarchia, fu approvata la nuova Costituzione e fu istituito il Corpo delle Guardie rivoluzionarie (conosciuto anche con il nome persiano “pasdaran”).

Oggi i pasdaran controllano anche una vasta parte dell’economia iraniana e compiono molte operazioni militari all’estero. Il sistema iraniano è dominato da organi formati da religiosi con a capo la potente Guida suprema (la prima fu appunto Khomeini, quella attuale è Ali Khamenei), ma prevede anche istituzioni democratiche ed elettive, come il presidente della Repubblica e il Parlamento nazionale. Esiste quindi una sorta di dualismo tra democrazia e autoritarismo, ma il bilanciamento dei poteri è ancora squilibrato e molto spesso la Guida Suprema soppianta il Presidente.

L’Iran, ad oggi, è un Paese che vive ancora in base ai ferrei dogmi religiosi islamici nonostante l’esigenza dei giovani di modernizzazione, che ha problemi economici forti con un PIL molto basso e una grande “fuga di cervelli”, con costi molto alti per la sfida nucleare con l’Occidente e per i coinvolgimenti nei conflitti regionali asiatici. Un Paese, in definitiva, ancora incompiuto.

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