Tutto pronto per la festa della cipolla ramata a Montoro. Nei giorni 8-9-10 agosto si terrà a San Pietro di Montoro, nel Parco delle Magnolie, la II edizione della festa della cipolla ramata organizzata dalla Pro Loco Città di Montoro in collaborazione con il Comune. Si tratta di una festa molto importante per gli abitanti di Montoro proprio perché la cipolla è il prodotto tipico del paese. Ci saranno degustazioni e stand gastronomici con ricette a base di cipolla ramata, esposizione di prodotti locali e laboratori sensoriali, musica, e spettacoli dal vivo e momenti culturali. Si dice “ramata” proprio perché ha un colore di un bel ramato-bruno ed è caratterizzata da un sapore dolce, non pungente, perfetta anche cruda e dall’odore delicato. Questo prodotto viene coltivato da secoli nella Valle dell’Irno.
La leggenda
Si racconta che un contadino anziano di Montoro, stanco della durezza della vita e dei raccolti poveri, un giorno piantò le ultime cipolle rimaste nel suo campo. Mentre le interrava, le sue lacrime di disperazione caddero bagnarono il terreno. Quando tornò settimane dopo, vide spuntare piante rigogliose e verdi. Al momento del raccolto, le cipolle erano così belle e lucenti che tutti nel paese ne volevano un po’. Assaggiandole, non facevano piangere per il bruciore, ma erano dolci, come se contenessero ancora le sue lacrime di speranza. Così nacque la Ramata di Montoro, secondo la leggenda.
La tradizione delle “Trecce”
Con l’aumento della coltivazione si diffuse anche la famosissima tradizione dell’intreccio delle cipolle tramandata dalle anziane del paese. Ogni treccia ha un significato ben diverso: una treccia stretta simboleggia l’amore, una più larga invece la prosperità in famiglia e una con un fiocco rosso protezione dalla malasorte. Durante delle feste in paese queste trecce venivano appese alle porte come amuleto e segno di abbondanza. Si pensa che questa cipolla abbia qualcosa di sacro e che possa essere usata come strumento per una sorta di benedizione. Ad affermarlo fu un pellegrino diretto a Montevergine che, affamato, si fermò dinanzi ad un contadino che gli offrì solo una cipolla e un pezzo di pane. L’uomo, tuttavia, dopo averla mangiata si sentì subito rigenerato e pieno di energia. L’Oro di Montoro, quindi, non è solo una festa, ma un tributo a una terra fertile, a mani sapienti e a un sapore che racconta una storia.