Sabato 23 maggio il Teatro Velly di Formello è diventato il cuore pulsante del fare cinema in Italia, anche fuori dai circuiti ufficiali, anche senza i grandi budget, anche quando il sistema sembra guardare altrove, ospitando la serata di gala della VI edizione dell’LP International Film Festival, il festival ideato da LP Produzioni e prodotto da Lina Luciana Esposito Amendola e Daniela Porcelli.
Un appuntamento atteso, annunciato lo scorso 28 aprile nella Sala Stampa della Camera dei Deputati a Montecitorio, con la presenza dell’Onorevole Luciano Ciocchetti, Vicepresidente della Commissione Affari Sociali e Sanità. Non un dettaglio secondario: significa che questo festival si è conquistato, anno dopo anno, una credibilità che va ben oltre il perimetro della manifestazione stessa. A condurre la cerimonia è stato Jano Di Gennaro, affiancato da Davide Messina e Michelle Zocco, e ad aprire la serata il cantante Lorenzo Pellegrini, che ha firmato anche la sigla ufficiale del festival. Tra gli ospiti musicali hanno partecipato Roberta Tondelli e Carma, mentre il produttore cinematografico Gianfranco De Rosa ha presentato i numerosi esponenti del mondo dello spettacolo presenti in sala, insieme a Pierfrancesco Ceccanei e all’attrice Rossella Pugliese. Una macchina organizzativa rodata, una scaletta che ha saputo mescolare musica, cinema e volti noti, per una serata densa e coinvolgente.
I titoli selezionati e premiati per questa VI edizione sono stati: “Ultima notte” di Andrea Santoro, “La signora del mare” di Roberto Leone, “TAO – Tutto bianco tutto sporco” di James La Motta, “Fuxia” di Gabriele Ceccarini e Michele Petino, “Il mistero di Spartivento” di Angelo Sparaci, “Lena” di Alessandro Alicata, “Mi frida” di Valerio Vanzani. Il premio come miglior attore protagonista è andato a Francesco Fariello, riconoscimento che ha premiato una performance capace di lasciare il segno nella giuria.

Tra i cortometraggi in competizione, uno in particolare ha meritato un’attenzione speciale, “TAO – Tutto bianco tutto sporco” di James La Motta, un’opera che non lascia indifferenti: già dal titolo si percepisce una tensione irrisolta, un contrasto che non cerca mediazioni. Il bianco e il sporco, il puro e il contaminato, la superficie e ciò che nasconde. Un cortometraggio che ha scavato sotto la patina delle apparenze per mostrare quello che normalmente preferiamo non vedere. La Motta ha costruito un racconto che gioca con gli opposti senza la pretesa di risolverli, lasciando allo spettatore il compito scomodo di stare dentro quella contraddizione. È cinema che ti costringe a fermarti, a tornare indietro con il pensiero, a chiederti cosa hai appena visto e perché ti ha colpito così. Il titolo stesso TAO evoca qualcosa di filosofico, quasi orientale, un equilibrio cercato tra forze opposte che forse equilibrio non è affatto. Un corto che parla di innocenza perduta o mai davvero posseduta? Di ciò che mostriamo al mondo e ciò che seppelliamo nel silenzio? Domande che il film ha posto senza rispondersi, nella migliore tradizione del cinema che sa che il suo compito non è chiudere le storie, ma tenerle aperte.

E proprio il regista di Tao, James La Motta, ha rilasciato una breve intervista per Zerottouno News:
Ciao James. Il tuo cognome, La Motta, porta con sé un’eredità pesante, Jake La Motta, il toro scatenato immortalato da Scorsese. Questa associazione ti ha mai condizionato nel tuo percorso artistico?
No, nessun peso e nessun condizionamento o paragone; solo fonte d’ispirazione, per il mio percorso artistico.
Il montaggio spesso trasforma radicalmente un’opera rispetto a ciò che si è girato. TAO in sala di montaggio è diventato qualcosa di diverso da quello che avevi immaginato sul set?
No. In TAO dall’idea iniziale non è cambiata una virgola, c’è stata una ottimizzazione con il Maestro Giuseppe Di Maio quando abbiamo lavorato alle musiche rendendo tutto agrodolce adattandoci alla narrazione, ma con qualche suono sperimentale ricostruito magistralmente dallo stesso maestro. Ha reso tutto più evocativo.
Se dovessi girare TAO di nuovo oggi, cambierebbe qualcosa? C’è una scelta registica, narrativa o visiva che a distanza di tempo vedi in modo diverso?
Si, farei vedere più storie parallele sia dei detenuti che quella di uno della polizia penitenziaria perché vivendo insieme nello stesso ambiente è inevitabile che ad un certo punto parlino la stessa lingua. Mi piacerebbe però vedere il loro back. Per arrivare poi alla situazione nel carcere.
Quando scrivi una sceneggiatura, da dove parti? Da un’immagine, da una sensazione, da una frase sentita per strada, da un volto incontrato per caso?
Sono uno che ama l’ambientazione e che immagino, per questo parto dall’immagine. Infatti prima di scrivere una scena o uno script mi concentro sul luogo o sul particolare del corpo di un soggetto. Pensa ho uno script nel cassetto di un ragazzo trans diventata una ragazza, incontrata nella metro a Roma ed aveva un tatuaggio particolarissimo sulla schiena. E da lì partii a scrivere.
Se potessi girare un cortometraggio in qualsiasi città del mondo, con budget illimitato e totale libertà creativa, dove andresti e cosa racconteresti?
Se potessi e se avessi e se riuscissi e tanti altri se con budget illimitato, chiederei di girare un lungo o una serie. Di un altro progetto che ho scritto tempo fa ambientato nei mari Europei a bordo di una nave.
Oggi, dopo diversi premi che hai vinto, cosa ti aspetti che possa cambiare per te ?
Spero che, dopo diversi premi e non ultimo quello vinto in questi giorni al LP Produzioni, si possa aprire un piccolo varco e di avere la forza di dimostrare che posso fare un passo avanti dopo tanti corti girare la mia prima regia di un lungo. Con guests internazionali e tutto in lingua inglese.
Manifestazioni come l’LP International Film Festival non sono semplici eventi mondani con tappeto rosso e flash: sono presidi culturali, luoghi in cui si decide che certi racconti meritano di esistere e che certe voci meritano di essere ascoltate. Formello, sabato sera, ha accolto tutto questo. E il cinema, quello vero, quello che fa domande invece di limitarsi a offrire risposte, ha trovato ancora una volta la sua casa.