Don Matteo Balzano era un giovane parroco originario di Grignasco nel Novarese. Classe 1990, dopo il diploma da perito aeronautico, era entrato in seminario a 20 anni prestando servizio nelle parrocchie di Borgosesia, Trecate e al Centro diocesano vocazioni. Dopo l’ordinazione nel 2017, era diventato vicario parrocchiale a Castelletto Ticino arrivando a Cannobio dopo un periodo al Santuario di Re, in Valle Vigezzo. Negli scorsi giorni è stato trovato cadavere nella sua casa annessa all’oratorio di cui era responsabile. Ad oggi non si conoscono eventuali motivazioni.
Ci sono notizie che non possono restare nascoste. Ci sono notizie che fanno rumore a prescindere. È questo il caso. Un giovane sacerdote di 35 anni che, per chissà quale motivo, si toglie la vita nel fiore della sua esistenza umana e sacerdotale. I preti, questa categoria “strana” di uomini spesso messi al centro di cicloni mediatici a causa di errori umani, di abbandoni da gossip, di scandali da cronaca. Uomini, si, la vera natura che rischiamo di dimenticare.
Come tutti, però, vanno accolti, ascoltati, aiutati. Dietro a tanta disponibilità ricercata si cela tanta solitudine. Non sappiamo per quali ragioni don Matteo abbia deciso di farla finita, e non vogliamo minimamente dare giudizi. Una domanda però dobbiamo porcela: “perché?”. Una domanda che non ha risposta, che non potrà mai averla, anche se le ricerche ce ne daranno una.
Un prete che si toglie la vita, uno che la vita l’annuncia, la difende, la dona, ha necessariamente il dovere di farci interrogare su quanta umanità bisogna riscoprire, a tutti i livelli. Non possiamo non tener conto dell’uomo che si vive dietro ad un ruolo di responsabile e, in quanto uomo, non possiamo ignorare che ciascuno ha delle necessità da non sottovalutare. Don Matteo oggi ci insegna a prenderci cura gli uni degli altri, a non lasciar solo nessuno, ad “ascoltare” grido di aiuto al quale non si riesce a dar fiato.