“Ciao a tutti, io sono Francesca, una ragazza ventisettenne che abita ad Avellino e che, con non poche difficoltà, ha preso la decisione di aprire una raccolta fondi“. Comincia così l’appello di Francesca, giovane ragazza avellinese che, spinta dalla disperazione, ha deciso di affidarsi al web e alla piattaforma di petizioni Gofoundme per cercare aiuto per sua madre gravemente malata. Adenocarcinoma mucinoso del pancreas: è questa la sentenza che il 17 luglio ha sconvolto la giovane e la sua famiglia
“Mia mamma è una persona molto sensibile ed empatica, ma allo stesso tempo incredibilmente forte, energica ed orientata alla soluzione dei problemi – racconta Francesca – È generosa e altruista e si preoccupa del benessere degli altri molto più che del proprio e forse anche per questo ha sottovalutato sintomi che, nell’ultimo periodo, avvertiva con maggiore frequenza e che attribuiva, purtroppo sbagliando, a semplici malesseri gastrici. La sua mente non è stata mai minimamente sfiorata dall’idea che la sua salute fosse stata messa a repentaglio da un temibile mostro: un tumore pancreatico. E per di più al quarto stadio. Dopo aver letto l’esito della prima tac, il 3 luglio, pur non avendo particolari competenze mediche, è stato fin da subito comprensibile per me e la mia famiglia che la malattia era già molto diffusa nell’organismo, avendo colpito, oltre l’organo primario, anche fegato, polmoni e linfonodi toraco/addominali. Il quadro disastroso è stato poi confermato dalla pet globale eseguita durante il ricovero ospedaliero nel reparto di oncologia“.
“Questo tipo di tumore è uno dei pochi per il quale la percentuale di sopravvivenza è ancora minima, dal momento che l’unico strumento risolutivo, l’intervento chirurgico, è accessibile soltanto nel caso davvero raro in cui la malattia è limitata al pancreas e ha una posizione tale da permettere la resezione totale – sottolinea ancora Francesca – In tutti gli altri casi, come è avvenuto per mia mamma, il tumore non è operabile per cui si procede con i trattamenti chemioterapici standard, nel nostro caso il protocollo di prima linea Gemcitabina+Abraxane. La scelta è limitata a poche opzioni, la ricerca medica non è purtroppo ancora riuscita a mettere a punto alternative in grado di aggredire il tumore al punto tale da cronicizzare la malattia per lunghi periodi di tempo, il tumore pancreatico è un avversario astuto, ha abilità e strumenti che gli consentono di proteggersi facilmente dagli attacchi esterni, riducendo l’efficacia delle cure“.
Dopo l’iniziale periodo di sconvolgimento, Francesca e i familiari si sono messi subito all’opera per acquisire più informazioni possibili sulla malattia, i trattamenti disponibili, le migliori scelte nutrizionali, i centri d’eccellenza per la cura del tumore al pancreas. “Sono entrata in contatto con un Polo innovativo per l’esecuzione di analisi genetiche e ho richiesto lo svolgimento del Test FoundationOne per la profilazione molecolare del tessuto tumorale e la ricerca delle mutazioni presenti, ma eseguire questo tipo di esami non rientra nella prassi ospedaliera – racconta ancora Francesca – la scoperta di specifiche mutazioni apre però le porte alla possibilità di trattamenti diversi o di rientrare in trial sperimentali. Se mia mamma dovesse smettere di rispondere, come tante volte purtroppo accade, alle terapie standard, non ho intenzione di demordere, l’alternativa sarebbe quella di valutare la disponibilità di sperimentazioni in Italia o all’estero, oppure di accedere a cure sperimentali, come i vaccini personalizzati sviluppati in Germania per ‘risvegliare’ il sistema immunitario dell’organismo contro il cancro“.
Le spese sanitarie in Germania sono però altissime, per cui Francesca ha attivato una raccolta fondi (QUI il link): “Mi rendo conto che possa sembrare folle per una persona comune pensare di riuscire a raggiungere questo obiettivo, ma le imprese impossibili non mi spaventano, soprattutto se non sono sola ad affrontarle. Sono pronta a tutto per continuare a tenere accesa la speranza di mia mamma e allungarle il più possibile le aspettative di vita che per la maggior parte dei malati pancreatici si fermano, purtroppo, a un solo anno dalla diagnosi. L’imprevedibilità della vita non mi permette di garantire al 100% che la somma raccolta riuscirà ad essere effettivamente destinata alle cure mediche per la mia cara mamma. In caso contrario niente andrà perduto – conclude – i fondi saranno destinati alla ricerca medica per il tumore al pancreas, perché nessuna persona malata possa più sentirsi impotente e rassegnata di fronte a una diagnosi, perché nessuno possa mai più avvertire la terribile sensazione di avere una data di scadenza a breve termine, perchè nessuno debba mai più chiudere gli occhi alla vita e all’amore dei propri cari a causa di una malattia, che nel giro di pochissimo tempo, lo ha debilitato al punto tale da renderlo irriconoscibile, perché, per ognuno di noi, rimanga sempre una luce accesa anche quando ci si sente sprofondare nel più buio degli abissi“.