La fotografia scelta per questa settimana è uno scatto del fotografo Andrea Pirrello, che ha seguito parte delle riprese a Torino de “La Grazia”, il nuovo film di Paolo Sorrentino. In questo scatto racconta un momento dietro le quinte, ma è molto più di questo. È un fermo immagine che parla di attesa, concentrazione, luce e sguardo. Un’inquadratura rubata al flusso del set, dove la macchina da presa è ancora spenta ma l’intensità è già tutta lì, nei corpi degli attori, nei riflessi sulle superfici, nella tensione silenziosa che precede la creazione.
Il cinema di Sorrentino è visione che pensa, estetica che non si limita a “decorare”, ma che “agisce sul senso”. In questo film, come in altri, la fotografia ha un ruolo fondamentale. Non è mai solo cornice, è sostanza narrativa, è espressione psicologica, è metafora. E in “La Grazia” questo sguardo si fa ancora più politico, ancora più verticale. Il potere viene osservato, decostruito, messo in discussione non attraverso proclami ma attraverso immagini dense, pose, silenzi, dettagli architettonici, ombre.
La fotografia nel cinema, soprattutto in quello d’autore, non è meno importante della parola. Spesso, la precede. Uno sguardo può suggerire ciò che un intero dialogo non riesce a dire. E questa foto racchiude esattamente questo: un’idea di cinema come forma d’arte, come gesto lento in un mondo che corre, come esercizio di attenzione.
Nel tempo della superficialità visiva, dove tutto viene consumato e dimenticato in pochi secondi, quest’opera ed il suo immaginario ci ricordano che l’immagine, quando pensata, costruita, attraversata da verità, può ancora essere un’esperienza di profondità. E questa è la missione anche della fotografia: fissare, resistere, lasciare traccia. Sorrentino racconta un’Italia che cerca redenzione tra sacro e politico. E il nostro sguardo, oggi più che mai, deve davvero rieducarsi alla “grazia”.

Credits Photo: Andrea Pirrello (pagina Instagram @andreapirrellophotography)