A novembre Nola si illumina per festeggiare San Felice, santo patrono della città. Primo vescovo della diocesi di Nola, si narra che convertì lo stesso governatore Archelao che intendeva condannarlo perché cristiano. Durante l’impero di Valeriano fu condannato, i suo corpo (si narra), fu nascosto dal prete Elpidio in un pozzo su cui fu in seguito costruita una chiesa. Tante le leggende legate al vescovo. Si racconta, ad esempio, che sia stato dato in pasto ai leoni che però indietreggiarono davanti a lui. Ma si racconta anche che fu gettato in una fornace di carboni ardenti, ma riuscì a liberarsi per l’intervento di un angelo. Secondo la tradizione, il corpo del martire fu seppellito proprio in quella che è la cripta della cattedrale di Nola, dove riposano ancora oggi le spoglie. A lui è legato il “miracolo della manna”: Il 15 novembre o in alternativa l’8 dicembre un liquido rugiadoso detto “manna” scorre in un calice attraverso una fessura del muro oltre il quale è seppellito San Felice; i nolani traggono buoni auspici dal ripetersi annuale di questo evento.
Ma non è l’unico evento tradizionale legato a San Felice che i nolani colgono di buon auspicio. Il santo, infatti, si festeggia il 15 novembre e la tradizione vuole che in questa occasione si acquistino un ombrello e un dolce detto “tutero” (una sorta di torrone lungo con nocciole). Il kit viene acquistato da compagni, mariti e fidanzati nolani che lo donano alle rispettive. Legato alla simbologia fallica e quindi alla prosperità e alla fertilità, il dolce è regalato assieme ad un ombrello, allegoria che invece rimanda al senso di protezione verso la donna, oltre a rappresentare un accessorio molto utile nel periodo in cui cade la festa e che spesso è caratterizzato da piogge. A Nola la tradizione è tenuta in vita dai mastri pasticceri e dalle associazioni locali, tra cui la Pro Loco.