Sono ridotte ormai al lumicino le speranze per il piccolo Domenico, il bimbo di due anni di Nola a cui è stato impiantato un cuore “bruciato” al Monaldi. Dopo aver ricevuto la comunicazione dell’impossibilità di un nuovo trapianto espressa dagli specialisti, il bimbo resta collegato all’Ecmo – la macchina che sostituisce le funzioni di cuore e polmoni – ma il suo corpo risulta eccessivamente provato. Ragion per cui, la famiglia, tramite il legale Francesco Petruzzi, ha deciso di iniziare la terapia medica per per alleviare il dolore e risparmiargli quelle terapie che potrebbero esporlo ad inutili ulteriori sofferenze. Un percorso che però non è quello dell’eutanasia.
Lo ha chiarito lo stesso legale ai microfoni della stampa: “Abbiamo preso questa decisione dopo essere stati del medico legale che ha visionato la documentazione e ha detto che la cosa più umana da fare è ora chiedere questa procedura. Tolta la sedazione, il bambino non si è svegliato. Avendo valutato una prognosi certamente infausta, ho mandato una Pec al Monaldi per la pianificazione condivisa delle cure. Ci tengo a precisare che non è l’eutanasia ma evita gli accanimenti terapeutici e passa tutta la terapia clinica dalla guarigione all’alleviamento delle sofferenze”. Le ultime speranze della famiglia vengono affidate alla fede, quella stessa fede che ieri ha riunito la comunità di Nola nel Duomo cittadino e nelle vie del centro per un momento di preghiera assieme ai familiari. Una storia che ormai è nei cuori di tutti.