Non tutto ciò che è visibile è davvero accessibile. Ci sono immagini che sembrano offrirsi allo sguardo, ma che in realtà trattengono, respingono, si sottraggono. In questo scatto di Francesca Woodman il corpo è presente, ma non si lascia afferrare fino in fondo, resta in bilico tra apparizione e dissolvenza, tra il desiderio di esistere e quello di scomparire.
Una figura nuda si muove dietro una finestra. Non si mostra, non si concede. Il corpo è lì, ma sembra già altrove, sfocato, in fuga, come se stesse cercando un modo per sottrarsi allo sguardo, o forse a sé stesso. Il gesto del braccio alzato non è posa, ma difesa. Un tentativo di coprirsi, o di sparire. La fotografia è costruita su un equilibrio fragile, dentro e fuori, presenza ed assenza, visibile ed invisibile. Il vetro divide due mondi. Da una parte, chi osserva. Dall’altra, chi esiste senza riuscire davvero a sentirsi tale. E in mezzo, una barriera che non è solo fisica, ma profondamente interiore.
In occasione della Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, tenutasi lo scorso 15 marzo, questa immagine assume un significato ancora più potente. I disturbi del comportamento alimentare non riguardano semplicemente il cibo. Sono, prima di tutto, una frattura nello sguardo: il modo in cui ci si percepisce, il modo in cui ci si giudica, il modo in cui ci si nega.
Qui il corpo non è celebrato. È messo in discussione. È qualcosa da nascondere, da controllare, da tenere a distanza. Proprio come accade a chi vive un rapporto difficile con sé stesso, dove lo specchio non restituisce mai un’immagine reale, ma una versione distorta, spesso crudele.
E allora quella finestra diventa simbolo. Non è più solo un elemento architettonico, ma il confine invisibile tra ciò che siamo e ciò che crediamo di essere. Tra il corpo reale e quello percepito. Tra la vita vissuta e quella trattenuta.
Woodman non ci chiede non solo di guardare, ma di fermarci. Di accettare che non tutto è immediatamente comprensibile. E forse è proprio qui che l’immagine trova la sua verità più profonda, nel ricordarci che, a volte, il dolore più grande è quello che non si vede. Ma esiste. Ed è lì, dietro un vetro sottile, in attesa di essere riconosciuto.

Credits Photo Francesca Woodman (Pagina Instagram @francesca.woodman)
[“SCATTA” È UNA RUBRICA NATA PER VALORIZZARE L’ARTE FOTOGRAFICA E RACCONTARE IL SINGOLO SCATTO E LA PROFESSIONALITÀ CHE C’È DIETRO, NON VI È ALCUNO SCOPO COMMERCIALE ALLA BASE DI QUESTO LAVORO EDITORIALE]