Uccise donna imprenditrice del clan Moccia: identificato killer

di Redazione Zerottouno News

Il 30 settembre gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Napoli e i carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna hanno arrestato Michele Puzio, dando esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, nell’ambito delle indagini svolte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Puzio, già condannato in primo grado per il suo ruolo di affiliato del clan Moccia di Afragola, è accusato di concorso nell’omicidio di Immacolata Capone, avvenuto a Sant’Antimo il 17 marzo 2004.

La vittima, all’epoca, era imprenditrice nel campo del movimento terra nei comuni di Casoria ed Afragola. La Capone, nel corso della sua attività imprenditoriale, aveva assunto il ruolo di fiduciaria degli interessi economici del clan Moccia, non disdegnando di stringere, prima che venisse uccisa, dei rapporti economici con altre organizzazioni camorristiche. L’omicidio, secondo la ricostruzione accusatoria, è da collegare alla volontà del clan Moccia di “punire” la donna perché ritenuta mandante dell’omicidio del marito Giorgio Salierno, a sua volta fiduciario dei vertici dell’organizzazione, ed al fine di impedire il rafforzamento dei legami economici fra l’attività imprenditoriale della Capone e clan diversi dal clan Moccia.

Il ruolo di killer avuto da Puzio, emerso nel corso delle indagini, trova conferma anche negli esiti delle indagini della scientifica. Il killer, durante le fasi concitate dell’omicidio, caratterizzate da un disperato tentativo di fuga della vittima all’interno di un esercizio commerciale, aveva infatti perso un cappellino che indossava al momento dell’esecuzione e che era stato sottoposto a sequestro nelle immediate vicinanze del luogo del delitto. A distanza di anni, ed anche grazie al progresso delle metodologie di accertamento, è emersa, a seguito di investigazioni scientifiche condotte nel contraddittorio con la difesa ed il consulente dell’indagato, la presenza proprio del DNA di Puzio su più punti del cappellino. Sono stati svolti accertamenti inoltre sull’esistenza di un potenziale alibi a favore dell’indagato, smentito poi dagli accertamenti.

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