Il mese di aprile è stato un periodo a tratti drammatico per il 2026 in termini di violenza giovanile in Italia. Ecco come ha reagito la politica e non solo.
Le dichiarazioni
“Esprimo la mia vicinanza alla docente, ai suoi familiari, alla scuola. Questo fatto dimostra che è necessario approvare rapidamente le nuove, severe, norme predisposte dal Governo per contrastare la criminalità giovanile e in particolare la diffusione di armi improprie tra i giovani. Misure necessarie da accompagnare a quelle che abbiano già avviato nelle scuole sulla condotta e l’educazione al rispetto”. Così Giuseppe Valditara, Ministro dell’Istruzione e del Merito, sull’accoltellamento in scuola a Bergamo.
“Auspichiamo un dibattito che non strumentalizzi questi drammatici episodi, ma ponga realmente al centro dell’agenda politica la questione giovanile. Sono necessari un impegno collettivo e politiche fondate sulla prevenzione, l’inclusione e l’educazione”. Giorgia D’Errico, Direttrice Relazioni Istituzionali di Save the Children, commenta ultimi episodi di violenza giovanile.
“Il tragico episodio di Massa Carrara, per il quale desidero esprimere la mia vicinanza personale e del governo ai familiari di Giacomo Bongiorni, è una vicenda che impone una seria riflessione sulla crescente violenza giovanile, che affonda le radici evidentemente in dinamiche familiari e sociali su cui è doveroso interrogarsi“. E’ il commento di Matteo Piantedosi, Ministro dell’Interno, sulla morte di Giacomo Bongiorni, ucciso in strada da un gruppo di giovani al culmine di una lite.
“Quelli che hanno accoltellato il ragazzo sui Navigli senza un motivo hanno un padre e una madre. Bisogna intervenire anche economicamente e penalmente sui genitori. Bisogna responsabilizzare quei genitori, che evidentemente se ne fregano. Devono risponderne loro. Questa è la norma che stiamo studiando”. Il duro commento di Matteo Salvini, Ministro dei Trasporti e vicepremier.
Il nostro commento
In Italia la violenza giovanile riempie le cronache. I dati raccontano una realtà più complessa. I minori coinvolti in reati sono diminuiti di oltre un terzo in vent’anni, passando da 23mila nel 2004 a circa 14mila nel 2024. Eppure, si parla di emergenza. Questa percezione è forse dovuta al fatto che a crescere non è stato il numero dei giovani che delinque, quanto la gravità dei reati. Rapine, lesioni e risse sono aumentate, insieme all’uso di armi. Violenza spesso scatenata da futili motivi. Una leggerezza che riflette disagio, fragilità emotiva e difficoltà a gestire situazioni di conflitto dalle quali i giovani sono, spesso, sottratti da famiglie che fanno loro da ombrello.