C’è un modo in cui il dolore, quando è troppo grande, smette di essere privato e diventa spettacolo. È quello che è successo a Pozzuoli, dove un uomo di 38 anni ha scoperto che sua moglie lo tradiva con l’allenatore di calcio del figlio quattordicenne e ha deciso di rendere la vicenda di dominio pubblico nel modo più diretto e rumoroso possibile, distribuendo volantini ai passanti e agli automobilisti in coda nel traffico, con tanto di nomi dei presunti amanti scritti nero su bianco.
Ma non si è fermato lì. In un supermercato ha urlato la sua rabbia a chiunque volesse ascoltare: “Ma voi avete capito che mia moglie mi ha tradito con l’allenatore di calcio di mio figlio?“. Qualcuno ha provato a farlo ragionare, a spiegargli che quel gesto poteva costargli una querela. La risposta è stata: “Non mi interessa. Sono disposto anche ad essere denunciato, ma la gente deve sapere” e ha continuato, aggiungendo dettagli, ricostruendo la storia nata tra i campetti di calcio mentre lui andava a lavorare per portare i soldi a casa, ignaro di tutto.
Le foto dei volantini hanno fatto il giro delle chat WhatsApp e dei gruppi Facebook locali nel giro di poche ore, centinaia di utenti hanno iniziato a cercare informazioni online sulla donna e sul suo presunto amante, e in una cittadina come Pozzuoli, dove le distanze sociali sono corte e il passaparola viaggia veloce, la vicenda è finita sulla bocca di tutti nel giro di una mattinata.
C’è qualcosa di profondamente umano in questo sfogo pubblico: la scoperta di un tradimento genera una ferita che va ben oltre il semplice dolore sentimentale, è un senso di umiliazione totale, di ingenuità sfruttata, di fiducia tradita su più livelli contemporaneamente. Il confine tra sfogo e vendetta è sottile, e la legge lo conosce bene anche quando il cuore ferito, tuttavia, non è in grado di vederlo: esporre pubblicamente il nome di qualcuno, distribuirne l’immagine senza consenso, trasformare una vicenda privata in uno spettacolo da strada sono gesti che, per quanto comprensibili, possono avere conseguenze legali tutt’altro che trascurabili per chi li compie. La domanda ora è: urlare al mondo un tradimento protegge davvero la propria dignità? O finisce per essere, in qualche modo, l’esatto contrario?