“Profondo Rosso” e quell’omaggio alla Festa dei Gigli di Nola

Un dettaglio da notare in particolare in una scena

di Vittorio Paolino Pasciari
Credits Photo davinotti.com

Cosa c’entra la Festa dei Gigli di Nola con “Profondo Rosso”? Ve lo spieghiamo subito. Ma prima un piccolo focus sul film (QUI la recensione completa). “Profondo Rosso” è un’opera cinematografica del 1975 di genere thriller-horror scritta e diretta da Dario Argento. La pellicola segna, all’interno del percorso artistico del regista, il passaggio fondamentale tra la fase thriller iniziata nel 1970 a quella horror intrapresa nel 1977. Con un incasso di circa 3 miliardi e 700 di vecchie lire, il film ebbe un notevole successo di pubblico.

La storia ruota intorno al giovane pianista Marc Daly che si ritrova testimone involontario dell’omicidio di una medium che in precedenza, durante una conferenza pubblica in un teatro, aveva avvertito fra il pubblico la presenza di un assassino. Marc decide di scoprire chi è il misterioso omicida che ora inizia a perseguitarlo. Con l’aiuto di Gianna, un’ambiziosa giornalista, il pianista viene a conoscenza di un mistero che aleggia intorno ad una villa nei pressi di Roma, ma la verità che si cela dietro è più contorta ed inquietante e la mano omicida è più vicina di quanto non immagini.

L’omaggio alla Festa dei Gigli e alle macchine a spalla arriva in una scena al minuto 59 del film. Marc va nella Biblioteca del folklore e delle tradizioni popolari, si ferma e legge un libro di racconti. Dopo un primo piano sulla pagina del libro, c’è un’inquadratura ad ampio spazio in cui si vede il protagonista in una sala in cui, a fare da oggetti di arredamento, ci sono proprio delle riproduzioni dei Gigli di San Paolino.

Nella vita reale quello è il Museo delle Civiltà di Roma all’Eur, oggi arricchito da testimonianze materiali (bozzetti e frammenti) riguardanti, oltre i Gigli di Nola, anche la Macchina di Santa Rosa, la Varia di Palmi, i Ceri di Gubbio e i Candelieri di Sassari. In generale, nel film l’azione scorre alternando brevi e quasi fugaci dialoghi con scene in cui il suono e le immagini mostrano i punti di forza del prodotto in celluloide, mentre gli attori ammutoliscono spaventati. La trama “classica” contribuisce a tenere alta la suspense grazie ad un sapiente uso della macchina da presa. Dario Argento, innegabilmente, all’interno del genere dimostra di essere un Maestro.

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