Ultima tappa della Parola prima di vederla incarnata nel Bambino Gesù è rappresentata da un’altra figura: Giuseppe. Di lui si sa poco e nulla dalla Scrittura se non poche e confuse notizie trasmesse dalla tradizione cristiana. Sorvolando su ciò che non sappiamo, fermiamoci piuttosto su ciò che conosciamo.
Giuseppe, che accolse la missione di far nascere il Figlio di Dio nella sua casa (dinastia), ci indica la necessità del prendersi cura. Tra i mille dubbi che assalivano il suo cuore per quella nascita misteriosa, la sua ricerca di verità si incontra con il messaggio rassicurante di un angelo. Così leggiamo nel Vangelo della IV domenica di Avvento: «non temere di prendere con te Maria, tua sposa». Ancora una volta il dubbio è occasione per accrescere la conoscenza e, ancora una volta, non fermarsi dinanzi ad esso, porta frutti di benessere.
Giuseppe, uomo giusto, uomo che desiderava vivere nella verità, che cercava qualsiasi modo per non far del male a Maria, è premiato da una risposta. Che grande lezione di vita. Essere giusti, che non vuol dire semplicemente non sbagliare, tende sempre al bene dell’altro. Sì, perché la vera giustizia non è mai un compromesso, un far del male ad una parte a beneficio di un’altra. La sua giustizia lo rende inquieto.
In una società frettolosa, quanti innocenti sono oppressi sotto sentenze incomplete, ingiuste, discriminatorie. Giuseppe vuole il bene, semplicemente il bene per una vita indifesa come quella di Maria e del suo bambino. Essere giusti è stare dalla parte degli indifesi; essere giusti è prendersi cura del debole; essere giusti è dare voce a chi non ha voce.
La pericope del Vangelo di questa domenica si conclude dicendo: «prese con sé la sua sposa». Una frase apparentemente scontata ma ricca di tenerezza. La prende con sé, se ne fa carico. Giuseppe ci richiama, e il suo non parlare lo grida più forte della voce del Battista, che non possiamo permetterci di vivere in una società della violenza. Dobbiamo ridare volto alla Parola “tenerezza”. Quanta violenza gratuita, quanta arroganza omicida invade la nostra cultura.
Se è vero che a Natale siamo tutti più buoni, non aspettiamo il Natale per prenderci cura con futili regali. Facciamo un gran regalo alla nostra storia: prendiamoci cura di chi vive accanto a noi, di chi vive con noi.