Quinta domenica del Tempo Ordinario: “Qui ed ora, dare sapore alla vita”

Una metafora di vita dietro uno dei momenti liturgici cristiani

di Padre Raffaele Abagnale

La liturgia della Parola della V domenica del tempo Ordinario ci pone innanzi due paragoni che il Signore fa con la nostra persona. Nel suo insegnamento, infatti, dice che siamo “sale della terra” e “luce del mondo”.

Il primo elemento, il sale, viene utilizzato per dare sapore o per conservare i cibi. Sappiamo benissimo che esso non può perdere la sua sapidità eppure Gesù dice: se il sale perdesse sapore a null’altro serve che ad essere gettato e calpestato. Ma può mai perdere sapore il sale? Eppure questa estremizzazione sta a significare che, per quanto sia nella nostra natura essere “saporito”, il più delle volte rischiamo di non saper di nulla. Che cosa triste vivere una vita insipida. Essere sale, dunque, è riconoscere che la sapienza (guarda caso ha la stessa radice del sale) fa parte della nostra vita. Come il sale, anche la nostra vita no serve a noi stessi ma a dar sapore a ciò che ci circonda. Una vita spesa, una vita impegnata, è una vita “saporita”.

Secondo elemento di paragone è la lampada. Accendere una lampada è inevitabilmente utile allo scopo di far luce. Chi di noi infatti accende una luce per nascondere o nascondersi? Con questo esempio Gesù ci ricorda che la nostra vita, abitata dalla luce dello Spirito, è essa stessa una vita luminosa, una vita chiamata a far luce, ad indicare il cammino. Ma non basta. Ciò che sottolinea il Signore in questi due esempio è dato dal verbo al modo presente: “voi siete”.

Dar volto a questa Parola significa ricordarci che, in un mondo insipido, siamo sapore, siamo chiamati a dar sapore. Analogo ragionamento si può fare per un mondo buio, grigio, apatico. Essere luce significa che tocca a noi fare la nostra parte. Chi ha compreso la bellezza di questo mondo non può tenerlo nascosto, lo deve annunciare, gridare e, soprattutto, non può rimandare.

Riconoscere di essere sale e luce non giustifica uno stato di inerzia. Abbiamo il dovere di incoraggiare chi ci circonda, di fargli brillare gli occhi, di ricordargli che la sua vita vale. Perché non lo facciamo iniziando a diffondere bellezza? Perché diffondere ancora odio maldicenza? Diamo sapore alla nostra vita, qui ed ora. Non rimandiamo. Diciamolo in qualsiasi modo, con una foto, un video, una storia, ma diciamolo con diffondere bellezza.

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